La nuova Trevigiani di Rocchetti: «Programmazione, altura ed estero: così diventeremo grandi»

Rocchetti
Filippo Rocchetti, 28 anni, è il direttore sportivo della Trevigiani dopo l'esperienza pluriennale alla Zalf
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Dieci giorni sull’Etna con quegli atleti che vogliono (e devono) cominciare subito col piede giusto: perché rendono meglio col freddo, oppure perché il disegno delle prime gare stagionali è a loro più congeniale. E’ questo, a grandi linee, che Filippo Rocchetti cercava quando ha deciso di lasciare la Zalf per salire sull’ammiraglia della Trevigiani.

«Suddivisione e programmazione, non mi vengono in mente termini migliori. I velocisti lavorano in un modo, gli scalatori in un altro. E non vengono tralasciati nemmeno i periodi: Griggion è un atleta che col freddo non rende, è più ragionevole che si concentri sull’estate, dato che di gare per uno scalatore come lui non ne mancano. La preparazione è curata e personalizzata, si lavora per blocchi, alterneremo le corse all’altura. I ragazzi sono convinti tanto quanto me che è questa, oggi, la strada da prendere».

Undici Under 23 e cinque elite, uno dei migliori organici della categoria. La pressione si sente?

«Il giusto, quello che serve per rendere bene. Io sono soddisfatto del gruppo assemblato e dell’affiatamento che percepisco. Non siamo una continental, ma non mi pare che in Italia faccia una grande differenza: stiamo aspettando risposte dai tanti organizzatori stranieri che abbiamo contattato, noi e l’Hopplà di Provini abbiamo squadre che non hanno molto da invidiare ad altre con uno status diverso».

Chi sono i corridori da cui ti aspetti di più?

«Faccio due nomi a cui sono particolarmente legato: Zamperini e Guzzo. Zamperini è al terzo anno nella categoria e per quanto mi riguarda è uno dei migliori dilettanti italiani. Correrà per guadagnarsi il professionismo, lo dico chiaro e tondo. Dev’essere il suo obiettivo ed è giusto che si confronti con certe aspettative: d’altronde è a quelli bravi che si chiede di più. Rimane un corridore da classiche e di chance ne avrà a bizzeffe. Di Guzzo, invece, comincerei col dire che lo abbiamo recuperato fisicamente».

Ha avuto letteralmente un problema dietro l’altro.

«Malanni di stagione, tamponi positivi, la tiroide. Come se non bastasse, la borsite ad un piede: non voleva fermarsi per non perdere altro tempo e per convincere chi aveva intorno che non era un lavativo, e invece ad insistere ha fatto peggio che meglio. Si era formato un sovraosso, insomma: non riusciva nemmeno ad infilarsi le scarpe da tennis. Ma adesso il peggio sembra alle spalle. Io credo che possa tornare quell’atleta che nel 2022 faceva il bello e il cattivo tempo».

Vinse Firenze-Empoli, San Vendemiano, Coppa della Pace, Astico-Brenta e Piccola Sanremo, chiudendo secondo al Belvedere e a Poggiana.

«Meritava il professionismo, non giriamoci intorno. Doveva essere aiutato e seguito maggiormente nella ricerca di una squadra. E’ vero, durante l’estate sparì dai radar e l’enfasi si raffreddò, ma quel Guzzo avrebbe dovuto firmare un contratto già tra aprile e maggio. E’ stato l’unico corridore italiano degli ultimi tempi a saper lasciare il segno in quella maniera nelle classiche internazionali di primavera. Io i suoi valori li conosco, in mezzo ai professionisti ci starebbe tranquillamente. L’anno scorso, non appena trovò uno spiraglio di pace e regolarità, vinse il Città di Brescia. Io credo fermamente nella sua rinascita».

Oltre a Guzzo, gli altri elite sono Zurlo, Rocchetta, Baseggio e Cordioli.

«Tutta gente che vince e che ha mestiere, infatti i più giovani devono ascoltarli e attingere a piene mani. Su qualsiasi argomento: la tattica in gara, l’alimentazione, la gestione degli allenamenti, perché le schede e le tabelle vanno anche sapute interpretare. Baseggio e Cordioli la loro gara la vincono sempre, Rocchetta l’anno scorso è arrivato venti volte tra i primi quattro, Zurlo è uno degli elite italiani che maggiormente meriterebbe d’essere già passato professionista. E’ un bel gruppo, ma che non si sottovalutino gli Under 23».

Se Zamperini è il faro, chi può essere la sorpresa?

«Dico Carpene, un corridore estroso e di talento, che va seguito esattamente come abbiamo fatto quest’inverno. E non dimentichiamoci di Griggion: in salita ha delle doti e rispetto al passato godrà di più libertà. Può raccogliere dei risultati, non è soltanto un gregario. Per quanto riguarda le classifiche generali non ha ancora dato le conferme sperate, ma ci stiamo lavorando. Sulla salita secca, o nella giornata di montagna, si comporta già egregiamente».

Montecassiano rimane la corsa che sogni di vincere da direttore sportivo?

«Sì, ma non è vincendo a Montecassiano che un corridore si guadagna il professionismo. Quindi auguro ai ragazzi di vincere il più possibile e in contesti prestigiosi. Sono sempre stato dell’idea che chi comincia bene è già a metà dell’opera, sicché non sarebbe male salire sul podio della Firenze-Empoli e della San Geo».