Accuse alla Bora-hansgrohe: «Uijtdebroeks vittima di bullismo»

UIjtdebroeks
Cian UIjtdebroeks al Tour of the Alps (Credits: Sprint Cycling Agency/Bettini Photo)
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Il caso di Cian Uijtdebroeks è sicuramente il tema del momento in ambito ciclistico. Thijs Zonneveld, nel podcast In het Wiel, ha parlato di una rottura già precedente tra il corridore belga e il resto della Bora-hansgrohe, che vedevano il baby talento come una sorta di “nerd”, non solo dai corridori ma anche dai membri dello staff.

«Questo perché era molto fanatico su certe cose. Guardava alla sua dieta, pensava che la sua bici da cronometro non fosse abbastanza aerodinamica, aveva dubbi sull’abbigliamento, infatti ha comprato dei calzini lui stesso. È stato vittima di bullismo. Ad esempio, durante la Vuelta c’era anche un gruppo “Anti-Cian”, dove potevano spettegolare su di lui alle spalle. Un atteggiamento davvero troppo infantile: non si sentiva a casa in quella squadra».

Frank Hendrickx, professore di diritto sportivo alla KU Leuven, sostiene che l’UCI non può impedire a Uijtdebroeks di lasciare la Bora-hansgrohe, sebbene l’atleta debba risarcire i danni. Questo, a meno che non ci sia un “motivo urgente” per la violazione del contratto. «Ovvero insulti gravi e bullismo, violenza o esercizio di pressioni psicologiche non autorizzate. Cian potrebbe dimostrare questo».

La Bora ha immediatamente risposto tramite il suo diesse Bernhard Eisel. «Non è assolutamente vero, posso negare con certezza che sia stato vittima di bullismo alla Vuelta».