La storia delle ultime settimane tra gli Under 23 è senza dubbio quella di Luca Cretti. Dopo un buon inizio di stagione, con qualche piazzamento interessante (come l’8° posto alla San Geo, il 9° al Polese e il 7° al Giro della Provincia di Biella), il bergamasco è definitivamente esploso al Giro Next Gen. Alla corsa a tappe italiana al corridore della Colpack-Ballan è mancata soltanto la vittoria. Il momento di forma, però, è continuato al campionato italiano, dove ha chiuso al 2° posto. La prima vittoria con la nuova maglia è poi arrivata domenica, alla Pessano-Roncola.
Alla corsa rosa sei stato uno dei grandi protagonisti. Ti aspettavi di andare così forte?
«Dopo il ritiro in altura avevo avuto buone sensazioni al Trofeo De Gasperi e alla Coppa della Pace. Però neanche io mi immaginavo di aver raggiunto questa condizione e di poter andare così forte. Soprattutto in una gara come il Giro, dove il livello è altissimo».
Tu sei un corridore che per caratteristiche vieni fuori alla distanza.
«Esatto. Questa è una dote che ho sempre notato di avere. Fin dai tempi degli juniores, quando corro per due giorni di fila, vado sempre meglio nella seconda gara. Il recupero veloce, anche da sforzi impegnativi, è sempre stato un mio punto di forza. Le gare con percorsi che fanno uscire fuori i corridori che ne hanno veramente sono quelle che più mi esaltano».
Al Giro, però, ti è sfuggita la vittoria: 8° nella quinta tappa, 4° nella settima e 2° nell’ultima. Qual è il rimpianto più grande?
«Rimpianti non ne ho. Se però devo dirti quale tappa mi dispiace di più aver perso, la risposta è senza dubbio quella con arrivo a Pian del Cansiglio. Quel giorno ho dato veramente tutto e solamente Christen poteva staccarmi su quel tracciato e purtroppo lui era in fuga con me. Però, se non fosse stato lì davanti, probabilmente, sarei arrivato al traguardo da solo. Anche perché nell’ultima frazione ho fatto di tutto per staccare i compagni di fuga. Ma c’era poca salita e purtroppo me la sono dovuta giocare in volata con Foldager, che però ha uno spunto migliore del mio».

Una situazione simile l’hai vissuta poi anche ai campionati italiani?
«Purtroppo sì. In quel caso ero in fuga con una decina di corridori. Però non siamo mai riusciti a prendere un grande vantaggio sul gruppo principale, anche perché c’era poco accordo tra di noi. Quindi, a due giri dalla fine, ho attaccato e sono riuscito a staccare tutti tranne Busatto. Lui è riuscito a tenere il mio passo, anche sull’ultimo passaggio sul Tre Monti. Quella non era un’ascesa adatta a me e quindi non sono riuscito a esprimermi al meglio. Io sono per le salite lunghe e costanti, mentre questa era breve e andava a scatti. Quindi alla fine siamo arrivati in volata e lì c’è stata poca storia».
Ti sei però rifatto il giorno dopo vincendo la Pessano-Roncola e riuscendo finalmente a trovare il primo successo stagionale.
«Sì, anche se è stata una vittoria decisamente inaspettata. Io questa gara non la volevo nemmeno correre».
Come mai?
«Sono tornato a casa dal campionato italiano il sabato sera distrutto. Pensa che ero così stanco da non riuscire a dormire e la mattina dopo non avevo assolutamente voglia di correre la Pessano-Roncola. Anche perché lunedì sarei dovuto venire qui in Veneto, per prendere parte alla corsa martedì. Mentre domenica sarò al Giro del Medio Brenta, il tutto ovviamente venendo già da Giro e campionato italiano. Quindi avevo paura di stancarmi troppo e non pensavo di avere abbastanza energie per vincere».

Poi chi ti ha convinto? Come è andata?
«È tutto merito del mio diesse Valoti, che ha insistito perché partissi. Io l’ho ascoltato, per fortuna, anche se non ero convinto che fosse la scelta giusta. Ho fatto la prima parte di gara coperto nel gruppo, per non spendere troppo. Poi, una volta arrivato ai piedi della Roncola, si è fatta selezione naturale e siamo rimasti in tre: io, Cavallo e De Carlo. Abbiamo iniziato a scattarci in faccia e dopo un po’ De Carlo ha mollato. A quel punto ho visto che Cavallo era molto provato, mentre io stavo bene. Inoltre sapevo di essere stranamente più veloce del mio avversario e quindi ho deciso di rimanere a ruota fino al momento della volata. Lì ho tirato giù i rapporti pesanti e l’ho battuto».
Dopo Giro, campionato italiano e Roncola, in questo momento stai correndo al Giro del Veneto. Quando arriverà un momento di riposo?
«Penso dopo il Veneto. Anche perché all’inizio io non dovevo essere qui, ma andare al Giro della Valle d’Aosta. Solo che così non avrei mai veramente staccato. Quindi, durante il Giro, con la squadra avevamo deciso di forzare un po’ in queste settimane per poi fermarmi nel mese di luglio, ricaricare le pile e tornare in sella ad agosto. Anche se alla fine non sarà così…».
Perché?
«L’idea era quella, ma recentemente è saltata. La Nazionale, infatti, mi ha convocato per un ritiro in altura sul Setriere. Quindi in realtà sarà un’estate no-stop».














