Si discute ancora del caso traino scoppiato sullo Stelvio nella quarta tappa del Giro Next Gen. Diverse sono state le impressioni e le opinioni sentite in queste settimane sulla questione e sulle responsabilità dei corridori, ma soprattutto dei direttori sportivi, coinvolti. Tra i 31 corridori squalificati era presente anche il velocista della Colpack-Ballan, Davide Persico, il quale ha da ridire sulla sua colpevolezza.
«Io in realtà non mi sono attaccato per più di qualche secondo ad un’ammiraglia che non era la mia. Ma per il resto non mi sono mai fatto trainare da nessuno, anche perché io la salita l’ho fatta tutta nel gruppetto dei velocisti. Il problema è stato che il direttore sportivo dell’ammiraglia a cui mi sono appoggiato per darmi la spinta mi ha ripreso proprio in quei pochi secondi in cui mi sono attaccato allo specchietto e ha mostrato il video alla giuria».
Il tuo nome effettivamente non è comparso nei 24 squalificati della sera stessa, ma invece eri nei 7 espulsi dalla corsa la mattina dopo, poco prima della partenza.
«Io ho preso lo Stelvio nel gruppo della maglia rosa, a differenza di gran parte degli altri corridori squalificati che si sono staccati prima. Questo perché ho lavorato fino all’attacco della salita per tenere davanti Meris, il nostro uomo di classifica. Quando ho finito di svolgere il mio ruolo, il team mi ha comunicato che avevo più di mezz’ora per salire e ho pensato: è un tempo sufficiente per arrivare su. Quindi ho fatto rifornimento, mi sono fatto sfilare dal plotone dei migliori e ho proseguito con il gruppetto dei velocisti».
E quindi quando ti sei attaccato all’ammiraglia?
«Quando mi sono fatto sfilare ho sfruttato l’occasione per fare rifornimento dal mio massaggiatore a bordo strada, ed è lì che da dietro ho visto arrivare un’ammiraglia con sei corridori appoggiati. Questa mi ha raggiunto e affiancato. In quel momento io mi sono attaccato allo specchietto, ma solo per qualche secondo. Giusto per darmi una spinta e poi proseguire per conto mio. Solo che il diesse di quella squadra mi ha ripreso mentre facevo ciò».
Quindi ti sei appoggiato all’ammiraglia?
«Sì, ma solo qualche secondo, come succede spesso con i rifornimenti. Tant’è che la giuria all’inizio non mi aveva squalificato. Mentre la sera stessa questo diesse e tanti dei suoi corridori sono stati esclusi dalla gara. Solo che la mattina seguente lui è andato a mostrare il video o la foto, non ho ancora capito bene cos’era, alla direzione di gara. Giuria che a quel punto si è trovata costretta a prendere provvedimenti e ha aggiunto anche il mio nome alla lista».
E il tuo team che ha detto?
«Erano tutti increduli quanto me quando è arrivata la notizia. Loro sapevano che io non mi ero attaccato, quindi non capivano neanche loro il motivo. Anche perché, quando mi hanno comunicato che sarei dovuto tornare a casa, io stavo per prendere il via della tappa del giorno dopo. Non abbiamo neanche avuto il tempo di capire bene cosa fosse successo. Io mi sono semplicemente ricambiato e sono andato via. Anche perché, d’accordo con la squadra, abbiamo deciso che era inutile fare troppi casini. La cosa che a me dà più fastidio non è la squalifica in sé, quanto l’esser passato per quello che non ha fatto la salita quando in realtà l’ho fatta».
La squalifica nella quarta tappa della corsa rosa ti ha permesso di disputare una sola volata, nella terza frazione, chiusa al sesto posto. Buon piazzamento, ma vista la forma ti aspettavi di più?
«Non nego che un po’ di rammarico per quel risultato c’è. Purtroppo mi sono trovato in una posizione non ottimale. Ero sulla destra e contro le transenne. Ero intorno alla quinta/sesta posizione, quando ai -200 metri ho provato a uscire, ma sono rimasto chiuso. Ho dovuto addirittura smettere di pedalare e quando ti fermi in volata è poi difficile rilanciare. Sicuramente avrei potuto far meglio nelle due tappe per velocisti nelle giornate successive. Anche perché ho una buona condizione e questa era una vetrina importante per il passaggio tra i professionisti».
Dici così perché hai già avuto contatti o offerte?
«Offerte concrete ancora no. Contatti sì e anche approfonditi. Sto ancora aspettando vere proposte. Però penso che potrebbero arrivare già nelle prossime settimane».
Programmi per il futuro? Ci sono corse che anche in ottica pro’ potrebbero darti la vetrina giusta?
«Da oggi sono al Giro del Veneto. In questo periodo dell’anno ci sono poche gare adatte a me, ma mi sento molto bene e voglio mantenere questa forma. Per questo con la squadra abbiamo deciso di correre qui, per non rimanere fermo troppo tempo. Guardando più avanti dipende anche da come la nazionale vuole organizzarsi. Ci sono in ballo gare importanti come l’Avenir e il mondiale, ma bisogna vedere se mi convocano. Alcune corse interessanti sono previste per settembre, però spero di poter concludere prima per il passaggio nella massima categoria».
Pensi che la nazionale voglia puntare su di te per le prossime corse?
«Penso che potrebbe farlo. Al mio livello ci sono Bruttomesso e un altro paio di ragazzi. Però nel complesso non sono tantissimi i velocisti italiani di primo piano, quindi potrebbe esserci spazio per tutti».















