Tour des Pyrenées, polemiche sulla cancellazione dell’ultima tappa. Il direttore di gara: «Capricci da bambine viziate»

Tour des Pyrenees
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Quanto successo ieri al Tour des Pyrenées, con la cancellazione dell’ultima tappa, non poteva finire lì. La corsa francese, infatti, non ha visto correre la sua terza e ultima tappa, per via della protesta delle cicliste per la poca sicurezza stradale riscontrata nelle prime due frazioni. La richiesta di annullamento della tappa è stata accolta prima dal CPA, Adam Hansen, e poi dall’Unione Ciclistica Internazionale. L’UCI è quindi intervenuta cancellando l’appuntamento per motivi di sicurezza.

L’intervento dell’Unione, però, non è piaciuto agli organizzatori della corsa e specialmente a Pascal Baudron, direttore della gara, che a NR Pyrenées ha dichiarato: «Quello che è successo è dovuto al fatto che le cicliste hanno pretese che non sono in linea con il loro livello. Pensano di essere al Tour de France e che tutte le strade debbano essere chiuse. Ma in Francia queste cose non si possono fare. Già sabato avevamo detto alle ragazze che avevano richieste inammissibili».

Il direttore del Tour des Pyrenées ha poi aggiunto. «Anche le organizzatrici, Marion Clignet e Elisabeth Chevanne-Brachet, hanno detto alle cicliste che stavano segando il ramo su cui sono sedute. Il giorno in cui non ci saranno più corse poi piangeranno, ed è quello che succederà. Mi dico che non vale la pena organizzare una corsa e poi vedere tutti i mesi di lavoro rovinati per i capricci da bambine viziate. E se penso a tutti i volontari che si erano messi in gioco… È una catastrofe per il morale».

Come scritto anche da Hansen nel comunicato rilasciato ieri, la maggioranza delle squadre si era espressa a favore della cancellazione (17 squadre su 24), ma non tutte. C’erano, quindi, alcune atlete che non erano d’accordo con quanto richiesto dalle colleghe. Ad esempio l’azzurra Marta Cavalli, vincitrice della seconda tappa e della corsa dopo l’annullamento dell’ultima frazione: «Sono contrariata per la decisione che è stata presa. Mi dispiace che non siamo riuscite ad arrivare a un accordo. E, in fin dei conti, paghiamo tutte».

Della stessa opinione è la sudafricana Ashleigh Moolman-Pasio (conquistatrice della prima frazione e seconda in generale): «Il nostro ciclismo ha bisogno di queste corse, coperte dai media. Io avrei voluto ripartire domenica, ma non sono riuscita a convincere tutte le altre. Sabato alcune ragazze erano spaventate per via di quello che era successo venerdì nella prima tappa e non sono riuscite a superare la corsa. È un peccato, è tutto il mondo del ciclismo femminile a perderci».