Chi ha seguito il Trofeo San Vendemiano da vicino non può non essersi accorto dell’azione di Nicolas Milesi. Un attacco deciso al momento giusto, ma che purtroppo non è andato a buon fine per la pronta risposta del gruppo dei migliori che non ha voluto lasciargli troppo spazio. Per un ragazzo al primo anno tra i dilettanti, è comunque un ottimo segnale, vista anche la portata dell’evento e la delusione per non essere riuscito nell’impresa fa capire che il giovane lombardo ha grandi ambizioni.
«Durante il giorno non sentivo di avere grandi gambe – spiega Nicolas Milesi – erano un po’ “dure”, come si dice in gergo, ma giro dopo giro stavo sempre meglio. Sul Muro di Ca’ del Poggio riuscivo ad essere sempre dai primi, così ho provato ad andare via da solo. Mi è mancato proprio poco, peccato».
Venivi dal Giro di Sicilia con i pro’, che esperienza è stata?
«Non mi aspettavo di correre già con i professionisti e invece oltre al Sicilia ho fatto anche il Laigueglia. Non avevo mai corso quelle distanze o certe salite. L’ultimo giorno erano più di 200 chilometri e non so quanti mila metri di dislivello con l’Etna e un’altra ascesa. Mi piace correre con i grandi, anche se la fatica si fa sentire molto».
Sei anche andato in fuga…
«Chiaramente non posso pensare di vincere con il livello che c’era, ma non volevo neppure passare quattro giornate in coda al gruppo. Così ho provato subito ad andare in fuga e il primo giorno sono riuscito ad andare via. Al termine della tappa ero stremato, ma che divertimento».
Come ti stai trovando alla Colpack?
«Tra le tante squadre Under 23 in Italia, la Colpack è senza dubbio la migliore. Quella che ha un nome importante, che ha lanciato tantissimi corridori che ora sono tra i professionisti e che possiede metodi allenamento e tecnologie d’altissimo livello. Lo staff è fantastico e tutto è organizzato nei dettagli, mi sto trovando davvero bene. L’ambiente giusto per crescere».
Ma tu vieni dalla mountain bike, giusto?
«Corretto. Ho iniziato prestissimo da G1 in una squadra Mtb del mio paese in Lombardia con un mio amico. Siamo andati a provare e mi sono innamorato. Ho passato tutte le categorie fino ad allievo e mi sono anche tolto la soddisfazione di vincere il campionato italiano nell’anno del Covid».
E alla strada come sei passato?
«Nel 2020 non c’erano altre gare e così sotto spinta del mio allenatore abbiamo deciso di comprare una bici da strada. Ho provato, partecipando ad alcune gare e le cose ho visto che andavano bene. Quinto all’esordio al campionato regionale e secondo la gara successiva. Mi ha cercato la Trevigliese, che mi ha anche dato la possibilità di fare doppia attività».
Hai abbandonato la Mtb?
«Direi di sì. Un po’ mi dispiace perché da junior ho anche corso il mondiale di categoria con la maglia azzurra, ma su strada miglioravo velocemente. Un brutto incidente dove mi sono rotto le costole e la clavicola mi ha fatto capire che forse era meglio concentrarsi su una sola disciplina: così mi sono buttato completamente sulla strada».
Cosa ti ha lasciato il fuoristrada?
«Sicuramente mi ha insegnato a guidare la bicicletta. Sento di avere un’ottima padronanza del mezzo e in gruppo so muovermi bene, anche prendendomi qualche rischio in più. La mountain bike per me era soprattutto divertimento, un gioco possiamo dire. La testa era più libera, adesso lo è di meno».
Che corridore sei?
«Mi reputo un passista scalatore. In pianura credo di andare forte, infatti mi piace anche curare l’aspetto cronometro. Però anche in salita ho fatto vedere cose buone, come a San Vendemiano. Non sono uno scalatore puro, mi piace salire su regolare, digerisco meno le doppie cifre di pendenza».
Difetti?
«Non sono veloce. Per vincere devo arrivare da solo. Però guardiamo il lato positivo, arrivare al traguardo in solitaria non ha paragoni…».
A fine mese scorso hai anche fatto esperienza alla Gand…
«Un’esperienza formativa, senza dubbio. Correre al nord mi piace, il freddo e la pioggia mi caricano e non mi frenano. Altri invece possono andare in difficoltà. Voglio tornare presto in Belgio, in Francia o in Olanda, se ce n’è la possibilità».















