
Non doveva succedere più, invece è successo ancora: la notizia della tragedia ha fatto rapidamente il giro del mondo. Tantissime le reazioni sui social da tutto il mondo del ciclismo, quello che per oltre quarant’anni è stato il mondo di Rebellin. «La scomparsa di Davide – ha commentato il presidente della FCI Cordiano Dagnoni – ci ferisce profondamente per ben due motivi. Prima di tutto perché una tragica notizia vede coinvolto ancora una volta un ciclista. Pur non conoscendo ancora bene le dinamiche dell’incidente, è evidente che ancora molto bisogna fare in questo Paese riguardo la cultura del rispetto. Ci tengo a sottolineare che il nostro sport vive sulla strada, soprattutto in occasione degli allenamenti. E’ da tempo che la Federazione sollecita le Istituzioni ad intervenire con provvedimenti adeguati. Poi perché tocca un componente della nostra grande famiglia, che ci ha entusiasmato con le sue imprese e che ha corso nel gruppo fino ad un mese fa. La bicicletta era la sua vita, anche adesso che aveva deciso di smettere, ed è un destino beffardo quello che l’ha travolto. Il mio pensiero va, in questo momento, ai suoi cari, ai quali rivolgo un commosso abbraccio a nome mio personale, di tutto il CF, e della grande famiglia del ciclismo». Il ct azzurro Daniele Bennati scrive che è «troppo difficile accettare tutto questo, prima Michele, adesso tu Davide. Ma in mezzo tante, troppe altre tragedie che con eccessiva indifferenza vengono fatte passare come normalità. Ciao Campione di sport e di Umiltà».
La Fondazione Michele Scarponi «si stringe attorno alla famiglia di Davide: siamo senza forze e senza speranza, non abbiamo parole». Dura Alessandra De Stefano, direttore di RaiSport e per anni al traguardo delle corse per raccogliere le prime parole dei corridori a fine corsa: «Davide Rebellin ha pagato tutto nella vita. Tanto. Troppo. Espressione di gentilezza, educazione, amore viscerale per la bici. Ti hanno scippato una medaglia, ti hanno rubato la vita. In Italia si muore nell’indifferenza. Si muore in bicicletta».
Davide Cassani ricorda che Rebellin «aveva appena smesso. Aveva detto che avrebbe avuto ancora la forza per correre ma che a 51 anni gli sembrava decoroso appendere la bici al chiodo. Non ne ha avuto il tempo. Mi viene da dire: ma se davvero avesse, almeno per qualche mese, appeso la bici al chiodo ora non saremmo qui a piangerlo… era la passione per il ciclismo fatta a persona, lui era un ragazzo buono, gentile, silenzioso che a dispetto di tutto e tutti faceva quello che piu amava, correre in bicicletta… Non l’ho mai visto arrabbiato, mai una volta in cui abbia alzato la voce, mai. Per lui la vita era correre, non ho mai visto un professionista più professionale di lui. Ed ora sono qui a piangere la sua memoria, la sua bontà, la sua resistenza e la sua capacità di essere atleta per una vita intera. Mi verrebbe da dire che è morto da eroe, che è morto esattamente la dove aveva cominciato a vivere la sua seconda vita. Ma un camion gli ha tolto questa opportunità e non ci resta che piangere ancora una volta, uno di noi. Il destino è davvero crudele».
Chi chiede una legge per rendere sicure strade che ormai sono una giungla, e chi ricorda l’amico perduto. «Rimango tremendamente scioccato nell’apprendere questa triste notizia. Che la terra ti sia lieve», scrive su Twitter Vincenzo Nibali, che ha poi commentato la tragedia al telefono con l’ANSA. «Non ci volevo credere quando l’ho saputo, ed è stato un vero choc. Era una persona vera, molto tranquillo e un grande professionista e sapere che è morto così mi colpisce davvero, ma conferma che chi va in bici rischia ogni giorno. La sicurezza sulle strade è un obiettivo da perseguire a tutti i costi». «Anche a me anni fa è capitato di essere “stretto” dal rimorchio di un camion in una curva, durante un allenamento. Mi è andata bene, perché sono stato solo sfiorato ma la sensazione di terrore l’ho ancora ben presente», ha concluso Nibali. Anche Samuel Sanchez, uno dei più grandi rivali di Rebellin, ha voluto ricordarlo in un tweet accompagnato da una foto scattata a Pechino 2008 dopo la prova in linea. Sanchez con l’oro al collo, Davide con l’argento, entrambi sorridenti dopo essere scesi dal podio olimpico. «Non ti dimenticherò mai, amico mio. Sarai sempre nel mio cuore», scrive Sanchez. Massimiliano Lelli ricorda: «Ti ho conosciuto che eri poco più che un ragazzino, ho sempre ammirato quella tua passione sana e piena d’amore per la bici… quella bici che ti ha accompagnato per tutta la vita fino all’ultimo giorno». Anche un altro campione ritiratosi in questa stagione, come Davide, lo ricorda. Philippe Gilbert scrive: «Qualche giorno fa stavamo facendo la nostra ultima gara da professionisti a Monaco e oggi sei partito per unirti alle stelle. Penso fortemente a Françoise e alla tua famiglia. Sono molto triste, ci mancherai amico».
Di certo non è un Paese civile quello in cui si muore sulle strade, ogni giorno, senza che nessuno faccia niente. A sera arriva un tweet di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio: «Sono turbata e rattristata dalla notizia della tragica scomparsa di Davide Rebellin, ciclista italiano che tante emozioni ha regalato agli amanti dello sport nella sua lunga carriera da professionista, conclusasi lo scorso 16 ottobre a 51 anni. Condoglianze alla famiglia». Mauro Berruto, deputato del PD che si sta impegnando in Parlamento per la sicurezza, ricorda che «piangiamo un’ennesima morte, straziante, questa volta di un campione. Se penso al fiume di volgarità lette quando ho depositato una proposta di legge a tutela dei ciclisti sulle strade, mi gela il sangue. Addio Davide Rebellin, che questa tragedia possa trovare un senso». Anche Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, scrive che «le nostre strade sono una trappola mortale per i ciclisti e la lista delle vittime è infinita. C’è bisogno di cultura e investimenti per rendere sicure le strade. Si interrompa questa strage».
L’organizzazione della Freccia Vallone: «Apprendiamo con tristezza della scomparsa di Davide Rebellin, triplo vincitore nel 2004, 2007 e 2009. Condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari». E poi le squadre. La Groupama-FDJ scrive, in italiano, «è con grande tristezza che abbiamo scoperto la morte accidentale del nostro ex corridore Davide Rebellin. La sua eccezionale longevità era la prova della sua passione unica per il nostro sport. Le nostre più sincere condoglianze alla famiglia». La Movistar è «costernata dalla morte di Davide Rebellin, un uomo semplice ed enormemente comprensivo con cui abbiamo condiviso tanti duelli e podi durante la sua lunghissima carriera. Un grande abbraccio a tutti i tuoi cari. Riposa in pace». Al tweet del team si aggiunge quello di Alejandro Valverde, che ha lasciato il ciclismo contemporaneamente a Rebellin pur essendo più giovane: «Le mie più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di Davide Rebellin, collega e rivale per tanti anni».
Anche da Instagram arrivano numerosi messaggi di ricordo da chi ha condiviso con Rebellin una parte del suo viaggio. A partire dalla squadra con la quale ha gareggiato nelle ultime due stagioni da professionista, la Work-Service che scrive: «Caro Davide, continua a pedalare, con lo stesso sorriso, lo stesso entusiasmo e la stessa passione di sempre. Non è così che avevamo immaginato insieme il futuro e non è giusto doversi arrendere così all’improvviso alla tua tragica assenza. Alla tua famiglia, ai tuoi cari, ai tuoi amici e a tutti gli appassionati che come noi piangono in questo momento per te, vogliamo solo dire che ti immaginiamo in bicicletta, alla ricerca di nuove strade, nuove salite e nuove sfide anche lassù in cielo».
Rebellin è stato per tanti un’ispirazione, come per Moreno Moser che ricorda: «Un esempio di tenacia e dedizione. È stato un onore aver corso ed essermi allenato con te. Mi ricordo con esattezza il momento e il luogo in cui da ragazzino ti ho visto fare l’unica vera tripletta. Quel giorno ho deciso che corridore avrei voluto essere». Rimbombano le parole di Andrea Pasqualon, che oltre a ricordare la grandezza di Rebellin e il suo amore per il ciclismo, scrive: «Siamo tutti colpevoli qui cari miei, dobbiamo imparare ad avere più attenzione, più rispetto ma soprattutto amare il prossimo e non pensare solo a se stessi. Dietro quella curva ci potrebbe essere un nostro figlio, un nostro caro amico, un nostro compagno di vita… Ricordiamocelo».
Tanti ricordi anche da parte delle nuove leve, che ringraziano Rebellin per quello che fatto sulla bici e fuori dalla bici, come Samuele Battistella: «Uno dei grandi… Grazie di tutto». Oppure Andrea Piccolo, che ha pedalato al suo fianco: «Ricordo ogni tua parola, ogni allenamento che mi raccontavi, folle per qualsiasi atleta o normale campione. Leggevo il tuo palmares perché era impossibile ricordarne mezzo e poi mi parlavi con una umiltà che mi metteva in difficoltà. Ma tu eri ancora di più. Il più grande di questo sport come ciclista e come persona. Ciao Davide».
Chiudiamo questa rassegna di ricordi dai social con il toccante post pubblicato da Giovanni Visconti. «Se solo potessi tornare indietro caro Davide, io giuro che mi toglierei quella maglia e te la darei. Eravamo a Genova, campionato italiano. Io ero il giovane emergente . Tu eri, tu sei REBELLIN. Quando sei scattato con la tua classe immensa non ho esitato a seguirti. È stata una cavalcata fatta di gesti, cenni d’intesa. Ci siamo dati grinta l’un l’altro fino all’ultimo metro. Leali fino alla volata finale. Sapevi che avrei potuto batterti e non solo non ti sei tirato indietro ma hai anche impreziosito la mia vittoria. Dire “Primo Visconti“ non è lo stesso che dire “Primo Visconti, secondo Rebellin“. Vorrei che quella maglia la avessi tu indosso ora, perché la meriti… Anzi, meriti una maglia di un colore speciale, una maglia che non esiste. Una maglia con i colori dell’umiltà, della professionalità, della dedizione… Una maglia con i colori della Vita. Sì Davide, TU sei un campione della Vita. Adesso sei lassù dove solo i grandi stanno e sono sicuro che Michele ti avrà già fatto una testa così, ti avrà accolto facendo gli onori di casa e dicendoti che alla fine così male lassù non si sta… Probabilmente è così. Il problema però adesso è quaggiù… Michele, stringi in un forte abbraccio Davide e fa che come te Riposi in Pace. Vi vogliamo bene. Ciao Davide».













