AMARCORD/111 Bernal pronto a ripartire: al Tour de France del 2019 la “rivoluzione giovanile” cominciò con lui

Tempo di lettura: 3 minuti

Con lui in corsa il pirotecnico duello Vingegaard-Pogaçar al Tour 2022 sarebbe probabilmente stato una lotta a tre. Difficilmente i due si sarebbero liberati di Egan Bernal, che è della loro stessa pasta e della stessa generazione (ha due mesi in meno rispetto al danese e venti in più dello sloveno). E che vinse il Tour quando loro non si erano ancora mai affacciati a un grande giro.

Ora che Bernal sta per tornare alle corse dopo il rovinoso incidente del gennaio scorso e una lenta e delicata riabilitazione, è bello ricordare il suo exploit alla Grande Boucle del 2019, quando divenne il primo colombiano in giallo a Parigi.

Colombiano, ma anche un po’ italiano, visto che i primi passi nel professionismo li aveva mossi a 19 anni nella Androni Giocattoli-Sidermec, per merito di Gianni Savio, instancabile cercatore di talenti sulle rotte sudamericane.

Promettente a tal punto da guadagnarsi il passaggio nella corazzata Sky, nel 2018 aveva aiutato Geraint Thomas a vincere il Tour, ricavando per sé un significativo 15° posto. L’anno dopo, con la Sky divenuta Ineos, si presentò in Francia reduce dalla vittoria al Giro di Svizzera, pronto a condividere con Thomas i gradi di capitano.

Alaphilippe, la Francia spera. Bernal, a Pau un giorno nero

Nelle prime due settimane fu un Tour molto francese: Alaphilippe, 14 giorni in maglia gialla, sembrò in grado di riportare la Grande Boucle a casa, 34 anni dopo l’ultimo trionfo di Hinault, datato 1985. Ci fu anche un gradito intermezzo italiano, con Ciccone leader per due giorni dopo un attacco sulla Planche des Belles Filles.

In vista delle grandi montagne i due della Ineos, Thomas e Bernal, braccavano in classifica Alaphilippe. Il colombiano accusò un colpo a vuoto nella cronometro di Pau e sembrò quasi uscire di scena, ma sull’arrivo in salita del Tourmalet diede subito un segnale di ripresa, lasciandosi Thomas alle spalle: «Dalla radiolina mi hanno detto di non aspettarlo – disse al traguardo – Non andrei mai contro le istruzioni del team. Se mi verrà chiesto di attenderlo lo farò, se mi verrà concessa libertà proverò a fare il massimo».

Attacco sull’Iseran, poi corsa sospesa: Egan in giallo

I responsi decisivi arrivarono sulle Alpi. Sul Galibier Bernal diede la sua stoccata, ma alle sue spalle Thomas invece di starsene buono con Alaphilippe, allungò a sua volta. Al traguardo, le strategie Ineos furono il tema principale, Bernal gettò acqua sul fuoco: «E’ stato Geraint a dirmi di attaccare, poi lui avrebbe allungato per staccare Alaphilippe».

Il giorno dopo c’era da scalare l’Iseran, prima del duro arrivo di Tignes. Bernal aveva nelle gambe l’assalto decisivo e decise di andare. Scollinò solo sui 2770 metri dell’Iseran e si buttò nella discesa, fino a quando gli arrivò la notizia: un diluvio aveva reso la strada per Tignes impraticabile, i tempi per la classifica sarebbero stati presi sulla vetta dell’Iseran.

Il ragazzo colombiano si ritrovò in giallo nella maniera meno attesa, con 45” su Alaphilippe e 1’11” su Thomas. Andò al microfono, balbettò qualcosa, poi reclinò il capo tra le mani e cominciò a singhiozzare. L’ultima insidia era la salita di Val Thorens, al penultimo giorno di corsa, ma uno sfinito Alaphilippe andò alla deriva, mentre Bernal e Thomas salirono insieme, senza scherzi reciproci.

Con i suoi 22 anni e 197 giorni, Egan Bernal divenne il terzo vincitore più giovane di un Tour de France. Il primo nel ciclismo moderno, considerando che i primi due (Cornet nel 1904 e Faber nel 1909) si perdevano nella notte dei tempi. Poi è arrivato il Pogaçar del 2020, capace di trionfare un giorno prima di compiere 22 anni. Lo sloveno e Vingegaard adesso sono su un altro pianeta, ma la rimonta di Bernal è appena partita.