Della Lunga si prende la Colpack: «Cresciuto con calma, adesso sono pronto per fare il capitano»

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Francesco della Lunga al Giro del Veneto 2022 (foto: Rodella)
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Per conquistare la sua prima vittoria tra i dilettanti, Francesco Della Lunga ha impiegato due anni e mezzo. Il 19 giugno, a metà della sua terza stagione nella categoria, è arrivato il suo momento: ha tagliato il traguardo del Trofeo Cleto Maule in prima posizione. Poi, la settimana successiva, ha centrato due tappe del Giro del Veneto nello spazio di qualche giorno.

«Se tutto questo è successo non posso non ringraziare la Colpack: il presidente Colleoni, Bevilacqua, Valoti. Non mi hanno mai fatto sentire meno importante degli altri, nonostante avessi raccolto pochi risultati. Anzi, continuavano a ripetermi che ogni corridore ha la sua storia, che non tutti sono pronti per vincere a ripetizione a diciotto anni. Pare che adesso, finalmente, sia arrivato il mio momento».

Francesco Della Lunga in trionfo sul traguardo di Arcade (foto: Photors.it)

Francesco, cos’è per te la vittoria?

«Innanzitutto dedizione e sacrificio. Poi dico gioia, libertà, appagamento. Ma non chiedetemi di fare classifiche, non chiedetemi qual è stata la più importante. Fino a qualche settimana fa, tra gli Under 23 non avevo mai vinto: non sono nella posizione di scegliere, ogni successo per me è unico e irripetibile».

Cos’è cambiato dentro di te?

«Ho sempre avuto la certezza che prima o poi sarebbe arrivato anche il mio momento, ma certo non è facile continuare a crederci se mancano i presupposti. La prima vittoria, quella al Cleto Maule, mi ha sbloccato mentalmente. Questo non significa che adesso conquisterò ogni corsa da qui alla fine dell’anno, ma che sono molto più consapevole dei miei mezzi».

Un aspetto del tuo carattere che non sempre ti ha assistito.

«Sì, è vero, attraverso dei periodi in cui mi butto eccessivamente giù e dai quali non è semplice risalire. Sono più bravo di quello che io stesso creda, ma spesso tendevo a dimenticarmene. Spero che succeda sempre meno. E’ il rischio che si corre essendo troppo esigenti con se stessi: quando qualcosa non va come mi ero immaginato, ci rimango male».

Perché hai cominciato a vincere adesso e non, per esempio, lo scorso anno?

«Non c’è niente di casuale. Sono approdato tra gli Under 23 nel 2020 e per colpa della pandemia non ho corso quasi per niente. Nel 2021 mi sono trovato praticamente a dover familiarizzare con parecchie dinamiche di squadra e di gruppo. Iniziavo a muovermi decentemente e la considerazione della Colpack non è mai mancata, ma è chiaro che non puoi avere troppo spazio in un organico in cui ci sono ragazzi come Ayuso, Baroncini, Verre, Gazzoli, Martinelli e compagnia bella».

Avendo vinto tre volte allo sprint dobbiamo definirti un velocista puro?

«L’ultimo chilometro è il mio habitat naturale, su questo non ci piove. Però, ora che mi ci fai pensare, un velocista puro non sono mai stato. Io sono di Indicatore, vicino ad Arezzo, e dalle mie parti è impossibile uscire in bicicletta senza affrontare uno strappo o una collina. E poi basta vedere che direzione ha preso il ciclismo professionistico: di tappe piatte se ne vedono sempre meno, se uno sprinter non impara a stringere i denti non va da nessuna parte».

Della Lunga
Il successo del toscano Della Lunga a San Donà. Per lui la 2^ vittoria in pochi giorni. Foto Rodella

Idolo d’infanzia? Corsa dei sogni?

«Cavendish, perché è un fuoriclasse. Ha iniziato a vincere gli sprint del Tour quindici anni fa e la scorsa estate ne ha conquistati altri quattro eguagliando Merckx. Senza dimenticare che nel suo palmarès ci sono anche un mondiale e una Milano-Sanremo, la mia classica preferita. Un velocista può desiderare qualcosa di meglio? Io credo di no».

Quest’anno, nella prima parte della stagione, hai corso anche come ultimo uomo di Gomez: alla Popolarissima avete addirittura chiuso lui al primo e tu al secondo posto. Che esperienza è stata?

«Bella, perché con Nicolas ho un rapporto stupendo, ma allo stesso tempo molto faticosa. Io le volate le ho sempre fatte per conto mio ed è molto difficile imparare a lanciarle agli altri quando si ha vent’anni e si corre tra gli Under 23, dove spesso il caos regna sovrano. Avevo una doppia responsabilità: oltre a me stesso, infatti, dovevo pensare anche a lui. Soprattutto a lui».

Quale gara del finale di stagione vorresti vincere?

«Io voglio vincere e basta, non m’importa né quando né dove. Se riuscissi a centrare un altro paio di affermazioni, allora sì che sarei soddisfatto della mia annata. Ovviamente l’obiettivo rimane quello: passare professionista. Ma non voglio montarmi la testa: alla fine ho vinto soltanto tre gare».

E magari l’anno prossimo potresti misurarti nel ruolo di capitano della Colpack.

«Sì, sarebbe una bella esperienza: arrivato al quarto anno avrei l’esperienza e la maturità per prendermi una responsabilità del genere e capire fin dove posso realmente arrivare. Per me il professionismo è un sogno e un obiettivo, non un’ossessione. Infatti nella mia vita c’è anche altro».

Cosa, ad esempio?

«Niente di che, seppur testardo e talvolta permaloso rimango un ragazzo semplice. Ogni tanto vado a pescare e quando posso esco con i miei amici. Siamo tanti, ci conosciamo da una vita e a volte, per via dei miei impegni, non ci vediamo per alcune settimane. Sono fortunato, ho incontrato delle persone che mi capiscono e che comprendono quello che faccio. Meglio tenerseli stretti».