Garofoli: «Hayter è un amico, gli ho detto che a Santa Caterina non mi avrebbe mai staccato»

Gianmarco Garofoli in una foto d'archivio all'Europeo a Trento
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Gianmarco Garofoli scalpita: venerdì ha l’ultima visita e se il responso dovesse essere positivo, già da sabato tornerebbe a pedalare per la prima volta dalla fine di marzo, da quando gli è stata diagnosticata una miocardite acuta.

«Non voglio farci la bocca per non rimanerci male, ma spero davvero di poter ricominciare. Certo, per le prime due settimane non andrei oltre una sgambata di due o tre ore. Nessun lavoro specifico, nessuna forzatura: purtroppo non sono escluse ricadute, devo tutelarmi. Poi, se tutto procede al meglio, dovrei andare in ritiro tra Livigno e il San Pellegrino e rientrare alle corse verso la fine di agosto. Però è tutto scritto sulla sabbia: dipende da come reagirà il mio corpo, ci regoleremo via via. L’Astana non mi mette alcuna pressione: sono io che non vedo l’ora di ripartire. Devo soltanto stare attento a non strafare».

Seguire il Giro da spettatore non dev’essere stato semplice.

«Ho sofferto, non lo nego. Mi sono dovuto sforzare per non affogare nei rimpianti. Era un Giro che si adattava alle mie caratteristiche, sembrava disegnato su misura. Peccato non averne fatto parte, era uno degli obiettivi principali della mia stagione».

La vittoria di Hayter ti ha stupito?

«Assolutamente no. Lo scorso anno siamo stati compagni nella formazione di sviluppo della Dsm e ho avuto l’opportunità di conoscerlo. L’ho invitato un mese a casa mia, nelle Marche, e siamo diventati amici. Un gran talento, sapevo che era forte in salita e che poteva giocarsela».

La terza tappa, quella in cui Hayter ha ipotecato la maglia rosa, era quella che sognavi di vincere anche tu.

«Ha realizzato l’impresa che avrei voluto realizzare io. Nel corso della sua giovane carriera ha avuto fin troppa sfortuna, ma non appena ha trovato la serenità ha dimostrato il suo valore. E’ un ragazzo divertente e genuino, talvolta pauroso specialmente quando si parla di discese. A volte si è arrabbiato con me per come lo portavo al limite».

A proposito, quella tappa ha scatenato una serie infinita di polemiche: secondo alcuni direttori sportivi era eccessivamente dura, Cassani invece ha criticato il loro atteggiamento troppo protettivo.

«Massimo rispetto per i miei colleghi e per i direttori sportivi che la pensano diversamente, ma per me il ciclismo è fatto soprattutto di salite e spettacolo, quindi non condivido il loro punto di vista. Il livello del dilettantismo si è alzato molto e una frazione del genere ci sta. Anzi, io il Giro l’avrei voluto più lungo: magari una decina di tappe, come lo scorso anno, e non soltanto sette. Tra l’altro, ho visto che l’organizzazione è stata molto generosa col fuori tempo massimo…».

Ti aspettavi un Van Eetvelt così competitivo, specialmente su una salita come quella del Fauniera?

«No, ma devo che ho imparato a conoscerlo soltanto qualche settimana fa, quando ha vinto la Corsa della Pace. Davvero un bel corridore, completo e forte in salita: finché rimarrà tra gli Under 23, sarà un avversario più che temibile. Vandenabeele, mio ex compagno alla Dsm (2° e 3° al Giro nel 2020 e nel 2021, ndr), me l’aveva anticipato: occhio a Van Eetvelt, può vincere la maglia rosa. Non ha trionfato, ma ci è andato vicino».

Ti hanno convinto le tattiche della Groupama-Fdj?

«Non proprio. Era di gran lunga la formazione più forte e Martinez non era inferiore a Hayter. Lo stesso Leo, quando ci siamo sentiti, mi diceva: se corressero meglio, rischierei grosso. E invece non si sono mai mossi benissimo, fortunatamente per lui. Anche nella quinta tappa, quella di Peveragno, hanno attaccato in quattro a 80 chilometri dalla fine senza guadagnare un secondo e bruciando energie preziose che gli sarebbero tornate comode il giorno dopo sul Fauniera».

Tu ed Hayter vi siete sentiti durante il Giro?

«Praticamente tutti i giorni. Dopo la sua grande azione a Santa Caterina Valfurva gli ho detto che non mi avrebbe mai staccato e che, in caso di volata a due, entrambi sapevamo come sarebbe andata a finire: l’avrei battuto, perché sono più veloce. Lui si è fatto una risata, ma sa che non scherzo. Mi sarebbe piaciuto lottare con lui per la maglia rosa».