Liegi-Bastogne-Liegi, le pagelle: Evenepoel in lacrime, semplicemente perfetto. Italia voto 4, Gilbert? Un dieci alla carriera

Liegi-Bastogne-Liegi
Il podio della Liegi-Bastogne-Liegi 2022 (foto: A.S.O./G.Demouveaux)
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Il Fiandre è il Fiandre, la Roubaix ha un sapore unico ma la Liegi ha uno charme che nessun’altra classica riuscirà mai a pareggiare. Dolce ed esigente come il suo paesaggio, la Doyenne non tradisce mai: persa gran parte del gruppo per un’ecatombe a 60 chilometri dal traguardo, ha immediatamente trovato un grande protagonista che non ci ha fatto rimpiangere gli assenti. A proposito di assenti: purtroppo rientrano ancora in questa categoria i corridori italiani. A Liegi il primo dei nostri è stato Diego Ulissi, ventiduesimo. Al Fiandre era stato Luca Mozzato, venticinquesimo. All’Amstel il primo era stato Matteo Trentin, diciassettesimo. Alla Roubaix Andrea Pasqualon, diciannovesimo al debutto. Pasqualon era stato il migliore dei nostri anche alla Gand-Wevelgem, quattordicesimo. Alla Freccia quindicesimo Domenico Pozzovivo, primo degli italiani. Non può essere soltanto sfortuna: è troppo poco, quasi niente. Voto: 4.

Remco Evenepoel – «E’ il giorno più bello della mia carriera», dice dopo il traguardo mangiandosi parole e lacrime. C’è tanto dolore, tanta sofferenza, tanto passato, in questa prima Monumento vinta in solitaria dal predestinato a 22 anni. E c’è un gesto tecnico superbo, uno scatto secco sulla cote-icona, la Redoute. Difficile volere di più. Remco si incarta soltanto davanti ai microfoni, quando dice che sulla Redoute voleva far scoppiare una bomba. In questo momento il linguaggio non si può sbagliare, neanche dopo tanti chilometri, e non c’entra se hai 22 anni. Sublime.

Romain Bardet – Sembra che sia stata una sbandata di Tom Pidcock a innescare la carambola che fa fuori mezzo gruppo, sparpagliato tra il bosco e i campi. Nell’inferno spicca Bardet, che si butta nel fosso e soccorre Julian Alaphilippe, atterrato di schiena contro un albero. Romain, ragazzo sensibile, chiama i soccorsi e non finisce la Liegi: sotto choc. «Non è certo per vivere momenti come questo che noi andiamo in bicicletta, è stata una caduta veramente terribile». Cuore d’oro.

Philippe Gilbert – La corsa passa davanti a casa sua, sull’asfalto i suoi amici hanno scritto 700 volte Phil, in cima alla Redoute c’è suo fratello col fan club che spartisce frites e boccali di birra. Di Liegi in carriera ne ha vinta una, ma questo modo di chiudere vale un’altra vittoria. Monumentale.

Alejandro Valverde – Compie 42 anni domani ma domatelo voi se siete capaci. Anche lui è tagliato fuori dalla caduta collettiva, ma torna in sella e riprende il gruppo di testa. Insegue, spende, si danna. Dopo il secondo posto alla Freccia, chiude settimo a Liegi. Anche per lui è l’ultima. Sempre che non ci ripensi. Infinito.

I belgi – Stanco di arrivare secondo, Wout Van Aert questa volta arriva terzo, battuto da Quinten Hermans. Era dal ‘76 che la Doyenne non metteva tre belgi sul podio. In più c’è un particolare romantico: l’ultima vittoria di un corridore belga era stata nel 2011, quando la Liegi l’aveva vinta Gilbert. Vogliamo dire che abbiamo visto il più classico dei passaggi di consegne? Epocale.