
Nella carovana del Tour of Oman c’è un azzurro che scalpita. È Fausto Masnada, accolto nel Sultanato come il favorito numero uno per la classifica generale. Mantenere le aspettative quando sono così alte non è mai facile, ma se c’è un corridore costante, affidabile e soprattutto di talento quello è proprio Fausto.
Con ancora in mente le immagini del suo secondo posto al Giro di Lombardia, ci approcciamo al suo nuovo anno con occhi diversi. Masnada non è più quel gregario di lusso che tutti sognano di avere, adesso ha superato uno scalino e ha fatto vedere di poter fare cose importanti mettendosi in proprio. Il suo grande obiettivo stagionale è il Giro d’Italia, ma lui predica calma.
«Io non sono cambiato – spiega Masnada – So quanto valevo prima e quanto valgo ora. Dobbiamo prendere il Lombardia per quello che è: una corsa importante dove mi sono mosso molto bene, ma che alla fine non ho vinto. Una cosa alla volta».
Sei al debutto stagionale. L’inverno come è stato?
«Ho lavorato bene dopo le vacanze, soprattutto a dicembre. Avevo cominciato bene, poi a gennaio ho avuto qualche acciacco fisico, tanto che ho rinunciato al secondo ritiro con la squadra in Spagna. Poi piano piano mi sono rimesso in moto in vista del Tour of Oman che sapevo sarebbe stata la mia prima corsa dell’anno».
Sei pronto quindi?
«Non aspettavo altro che ricominciare. Poi sono molto stimolato perché è la prima volta che corro qui in Oman. Ho controllato le altimetrie, sono tutte tappe interessanti, anche se non eccessivamente dure. È anche vero che in queste corse spesso è il vento a fare la differenza, più delle salite».
Tra l’altro a te l’ambiente mediorientale piace, sei anche stato in vacanza a Dubai giusto?
«Vero! (sorride ndr.) Il medioriente mi piace, anche se lo preferisco in vacanza piuttosto che in bici. Comunque al di la di tutto, cominciare la stagione a 20-25°C è molto meglio che in Europa dove fa più freddo e il rischio di ammalarsi è maggiore».
Inoltre correrai da capitano e farai classifica…
«La squadra mi ha dato questa possibilità, pur sapendo che a gennaio ho sofferto un pochino. Voglio ripagare questa fiducia con un bel risultato. Le corse a tappe mi piacciono, così come avere qualche responsabilità in più».
In vista del Giro un bel test…
«Come dicevo, voglio fare un passo per volta. Vediamo innanzitutto come arriveremo alla corsa rosa, in base alla condizione e alla primavera ci muoveremo di conseguenza. Non voglio pensarci troppo al momento».
Hai messo un cerchietto sulla tappa con arrivo alla Green Mountain qui in Oman?
«È quella che più di tutte si adatta alle mie caratteristiche. È dura, le pendenze sono arcigne e si possono fare grandi differenze. Qui hanno vinto Froome, Nibali, Evans, nomi mica da niente. Per vincere su questa montagna ci vogliono le gambe».
I rivali da tenere maggiormente sott’occhio?
«Sicuramente Rui Costa ed Elie Gesbèrt. Poi c’è la coppia Intermarché con Taramaae e Hirt. Senza contare il giovane Zana. Poi non dimentichiamoci che dovremo anche proteggere Cavendish».
Com’è averlo al tuo fianco?
«È un ragazzo fantastico, simpaticissimo. Sa l’italiano quindi spesso ci capita di parlare la nostra lingua. Ci troviamo molto e siamo venuti qui con un obiettivo comune: provare a vincere».












