Ciuccarelli: «Prima di passare con Savio voglio togliermi qualche altra soddisfazione»

Ciuccarelli
Riccardo Ciuccarelli vince l'ottava tappa ad Andalo del Giro d'Italia U23 (foto: IsolaPress)
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Marco Milesi ha capito in fretta che Riccardo Ciuccarelli è un caro ragazzo che ogni tanto ha bisogno d’essere strigliato. Soprattutto perché in gara tende a deconcentrarsi, a perdere di vista il flusso degli eventi: di tanto in tanto lo si può sentire addirittura canticchiare. 

Milesi è stato chiaro – duro no, ma chiaro sì – con Ciuccarelli anche quando si è fatta avanti l’Androni Giocattoli di Gianni Savio, che da quest’anno come primo nome avrà Drone Hopper. «Mi disse di pensare con attenzione al mio futuro – ricorda ora Ciuccarelli – ma io sinceramente l’avevo già fatto: non ero ancora pronto per passare professionista e quindi con la Drone Hopper ci siamo messi d’accordo per la prossima stagione. Sarò con loro a partire dal 2023, ho firmato un biennale».

Quando hanno iniziato a mostrare dell’interesse per te?

«Dopo la vittoria al Giro d’Italia. Savio l’ho sempre visto poco, se non sbaglio soltanto al momento della firma, credo fosse impegnato nel concludere l’accordo col nuovo sponsor. Sapevo che avevano cominciato a seguirmi, era arrivato il momento di fare sul serio».

L’hai fatto: due mesi dopo il successo di Andalo alla corsa rosa hai trionfato anche a Poggiana.

«Con quella vittoria li ho definitivamente conquistati. La firma sul contratto e l’ufficialità sono arrivate soltanto verso la fine della stagione, ma fin dai giorni immediatamente successivi alla vittoria di Poggiana sapevo che la mia prima squadra tra i professionisti sarebbero stati loro».

Dal 2023, non da quest’anno. Tu sei stato chiaro: hai detto di sentirti ancora acerbo.

«Lo confermo. Per quanto talentuoso, sono assolutamente consapevole di non essere un fuoriclasse. Né tantomeno uno precoce, altrimenti un pensierino a passare professionista fin da quest’anno l’avrei fatto. Invece no, ho ancora bisogno di affinare certi meccanismi».

Quali?

«Innanzitutto devo imparare a rimanere concentrato dalla partenza all’arrivo. Poi vorrei trovare una costanza di rendimenti durante tutto l’arco della stagione. Ad esempio, lo scorso anno al Giro ho vinto l’ottava tappa disinteressandomi delle ultime due: tanto il mio l’avevo già fatto, no? E invece è sbagliato pensarla così. Ecco, se alla fine della stagione fossi migliorato almeno sotto questi due punti di vista sarei soddisfatto».

Hai detto “almeno”. C’è dell’altro?

«Sì, c’è che sono ancora insicuro: a volte del mio valore, altre volte di come dovrei muovermi. Ma non faccio tragedie, sono soltanto un giovane corridore che ha ancora molti margini di crescita e non vede l’ora di scoprirli».

Ora che hai firmato un contratto coi professionisti credi di poter attraversare qualche calo di tensione?

«Mi pare che vada tutto in direzione contraria. Milesi mi ha già messo in guardia, io stesso voglio dimostrare alla Drone Hopper che hanno fatto bene a scommettere su di me. E poi la Biesse torna tra le continental, quindi avremo uno stimolo ulteriore per non abbassare mai la guardia».

Per te questo cosa significa?

«Senza dubbio poter partecipare a qualche gara coi professionisti, penso alla Coppi e Bartali e al Giro di Sicilia, ma non conosco ancora il mio destino. Potrei debuttare al Laigueglia, questo sì, ma definiremo tutto nel ritiro spagnolo tra gennaio e febbraio. In venti giorni il tempo non ci mancherà di certo».

Se tra i professionisti correrai con la Biesse Carrera, sarà difficile vederti come stagista alla Drone Hopper.

«Esatto, l’idea potrebbe essere questa, ma la definiremo strada facendo. Per me l’importante è esserci e mettermi in mostra. Sono un attaccante, anche per questo ho accettato l’offerta di Gianni Savio: le sue squadre mi sono sempre piaciute e credo sia l’ambiente migliore per valorizzare un talento come il mio».

Non avevi ricevuto altre offerte?

«La sua è stata la più concreta. Nel finale di stagione mi aveva avvicinato la Bardiani, ma io ormai avevo già firmato con la Drone Hopper e sinceramente non avrei cambiato idea per niente al mondo».

I tuoi obiettivi rimangono gli stessi dello scorso anno, quindi Giro d’Italia e classiche internazionali?

«Grossomodo sì. Vorrei tornare al Giro per misurarmi nella classifica generale, lo scorso anno una brutta caduta nella prima tappa me l’ha impedito. E poi brillare nelle classiche internazionali, sì. Essendo impegnative mi si adattano bene. Se devo sceglierne una dico Capodarco: sono marchigiano, è quella di casa».

Ti trovi più a tuo agio nelle classiche o nelle corse a tappe?

«Nelle corse a tappe. La sofferenza mi piace, è una sensazione che credo di saper gestire bene. Tutti si stancano mano a mano che passano i giorni, ma io un po’ meno di tanti altri. Nelle classiche è diverso: si decide tutto quel giorno, spesso è una questione di tempismo».

Che tu hai dimostrato di avere lo scorso anno a Poggiana.

«E’ vero, ma io non ho mica detto che nelle classiche non mi ci ritrovo. Mi piacciono abbastanza e su certi percorsi posso esaltarmi, però in linea di massima preferisco le corse a tappe. Ad esempio, partecipare all’Avenir sarebbe una bella soddisfazione…»

Lo dite in tanti, ma Amadori non può portarvi tutti.

«Difatti non mi faccio illusioni. A maggior ragione quest’anno che Amadori sembra intenzionato a convocare diversi giovani professionisti tra professional e World Tour. Non sta a me dire se questa tendenza sia giusta o sbagliata, sinceramente un’idea non ce l’ho. Io m’impegno, ne prendo atto e dove arrivo tiro una riga».