Giro d’Italia, Mauro Vegni sicuro: «Si battaglierà fin dalle prime tappe. I pochi chilometri a crono? Un suggerimento dei corridori»

Vegni
Mauro Vegni in una foto d'archivio al Giro d'Italia 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

Il Giro d’Italia ha svelato le sue carte, ventuno tappe molto interessanti che lasceranno spazio all’inventiva e al coraggio. Tante montagne, molte “trappole” e pochi chilometri a cronometro per una corsa rosa aperta ai grandi scalatori del gruppo. Mauro Vegni è intervenuto ieri a Radiocorsa e si è detto soddisfatto del risultato del lavoro suo e dello staff RCS.

«Abbiamo pensato a questo Giro d’Italia volendo dare fin dal primo giorno opportunità importanti per battagliare ed emozionare il pubblico. La maglia rosa potrebbe cambiare molto spesso in un percorso così impegnativo, forse uno dei più duri degli ultimi anni con quasi 51.000 metri di dislivello».

Una delle tappe di cui Vegni è più fiero è senza dubbio quella di Napoli, una vetrina bellissima per una città che merita un grande evento come il Giro d’Italia. «Per quello che rappresenta Napoli paesaggisticamente e culturalmente, essere tornati con una frazione così bella è una soddisfazione enorme».

Tra le tappe più decisive invece c’è la penultima, quella con il Passo Fedaia ai piedi della Marmolada. Salite storiche per un Giro d’Italia che guarda anche al passato. «Il Santa Cristina sarà la montagna Pantani, ma ci sarà anche il Mortirolo, il Pordoi come Cima Coppi e ancora il Fedaia e Aprica. Sono tutte ascese che hanno fatto la storia della corsa rosa».

Mauro Vegni risponde infine alle critiche piovute per i pochissimi chilometri a cronometro, poco più di ventisei sparsi tra il circuito di Budapest e il grande finale di Verona. «Le due prove contro il tempo saranno importanti: la prima assegnerà una nuova maglia rosa, mentre la seconda potrebbe cambiare le sorti del Giro 2022 come due anni fa successe tra Hindley e Geoghegan Hart. I chilometri sono pochi su suggerimento dei corridori».

Adesso non resta altro che convincere i grandi campioni a venire in Italia. «Sarebbe bellissimo se qualcuno provasse la doppietta Giro-Tour, un’impresa che manca dal 1998 e che porta ancora oggi il nome di Marco Pantani».