AMARCORD/77 Moser-Fondriest, passaggio di consegne fra i monti. Tre decenni dopo l’asse trentino regge ancora

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«Finalmente un ct del Trentino!». Commentando con quibicisport.it l’imminente (almeno sembrava) nomina di Maurizio Fondriest a commissario tecnico azzurro, Francesco Moser aveva fatto trasparire tutto il suo orgoglio per le comuni origini.

Tra la sua Palù di Giovo e Cles, che ha dato i natali a Fondriest, non ci sono che trenta chilometri, poco più di mezz’ora di macchina. Un asse geografico nel quale il ciclismo italiano ha trovato due campionati del mondo, un Giro d’Italia, due Coppe del Mondo e sette classiche monumento.

La “raccomandazione” del vecchio Sceriffo, sebbene vanificata dal gran rifiuto di Fondriest, ha consentito un suggestivo parallelo con una copertina che nel 1988 gli inviati di Bicisport, in vista del numero di ottobre, costruirono con i due campioni, sfruttando lo sfondo delle montagne trentine.

Lo “Sceriffo” aveva appena salutato con l’ennesimo record dell’Ora

Moser aveva da poco salutato il ciclismo con l’ultima impresa: il record dell’Ora indoor, stabilito in 50,644 chilometri sulla pista dello Schleyer Halle di Stoccarda. Fondriest era il freschissimo campione del mondo, titolo conquistato un paio di settimane prima a Renaix, in Belgio, dopo uno sprint a tre drammatico e rocambolesco: il canadese Bauer strinse alle transenne il belga Criquielion, che volò a terra, e per l’azzurro in un attimo si spalancarono le porte iridate.

Quello immortalato da Bicisport fu dunque un vero e proprio passaggio di consegne, anche se Fondriest, baciato da un talento raro ma tormentato da malanni ostinati, non ripeterà i successi di Moser. Lascerà tuttavia una traccia profonda sul ciclismo dei suoi anni e dopo la gioia di Renaix sarà ancora protagonista in nazionale, andando due-tre volte vicino al bis. Un feeling con la maglia azzurra che Fondriest avrebbe potuto rinnovare in ammiraglia. Moser ci aveva creduto e faceva il tifo per lui, proprio come tre decenni prima.