Prestigio, la parola a Petrucci: «Peccato per il titolo sfumato all’ultimo. Resto alla Colpack un altro anno per continuare a crescere»

Petrucci
Mattia Petrucci (Colpack Ballan) terzo classificato al Trofeo San Vendemiano 2021
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Il Prestigio Bicisport, mai come quest’anno, premia la costanza. Gli eventi da febbraio a ottobre sono molti e per vincere o salire sul podio finale è necessario fare risultati durante tutto l’arco della stagione. Mattia Petrucci, secondo classificato con gli stessi punti del vincitore Baroncini, è stato insieme al campione del mondo il corridore più continuo e regolare del nostro movimento dilettantistico.

Terzo a San Vendemiano e alla prova in linea dell’italiano, secondo in una tappa del Valle D’Aosta e terzo nella generale. E ancora argento alla Bassano-Montegrappa, alla Piccola Sanremo e al Piccolo Giro di Lombardia. «Ho vinto le uniche corse che non erano nel Prestigio – commenta scherzando Petrucci – perché non le avete inserite nel calendario?».

Un abbonamento con la piazza d’onore che non gli ha permesso di scavalcare il suo compagno di squadra alla Colpack in classifica generale. Come dicevamo prima però, al di là del titolo, c’è da premiare la costanza con cui Petrucci ha superato questo 2021. Mai un passaggio a vuoto e sempre grande protagonista nelle corse più importanti.

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La vittoria di Petrucci alla Coppa Caduti di Reda (foto: Rodella)

Il tuo voto alla stagione, Mattia?

«Tutto sommato sono soddisfatto della mia stagione. Mi darei un buon voto, anche se si può fare sempre di più. Il fatto di non essere riuscito a vincere in quelle corse importanti presenti anche nel Prestigio mi fa dire che mi manca ancora qualcosa».

Cosa manca?

«È un insieme di fattori. Ci vuole un po’ più di fortuna, sicuramente, ma anche di intelligenza nella gestione dei finali. Sai a volte ho sbagliato delle volate, altre volte sono arrivato un po’ scarico di energie. Ogni gara ha una sua dinamica diversa. Devo ancora crescere insomma».

Due anni in FDJ e uno in Colpack, cos’è cambiato da quando correvi in Francia?

«Ecco, diciamo che dalla FDJ alla Colpack ho fatto un balzo importante a livello di crescita. Ringrazio il team francese per quello che mi ha dato, ma aver ritrovato il mio preparatore di quando ero juniores mi ha senza dubbio aiutato a migliorare degli aspetti. È per questo motivo che voglio restare un altro anno tra gli Under 23».

Quindi le proposte erano arrivate…

«Si. Comunque quando ti metti in mostra in corse come il Valle D’Aosta qualche squadra professionistica l’attiri. I contatti ci sono stati, ma preferisco salire su del mio passo, come in una salita, e passare pro’ solo quando realmente mi sento pronto».

Non credi possa essere un rischio?

«Nel ciclismo, così come nella vita, i rischi vanno presi. Anzi, secondo me passare professionista senza essere pronti al 100% è ancora più pericoloso. A me questa tendenza di andare tra i grandi non appena juniores non piaci. In quanti si sono bruciati? Guardate invece corridori come Masnada. Crescita graduale, ponderata, scelte giuste e ora è nello squadrone più forte del mondo al fianco di Alaphilippe, la maglia iridata».

Al 2022 cosa chiedi quindi?

«Di essere ancora più protagonista. Se quest’anno al Valle d’Aosta sono arrivato terzo, allora vuol dire che punto ad arrivare primo o secondo. Questo come esempio per dire che voglio trovare più vittorie e più risultati di rilievo. Voglio essere tra i migliori nelle gare più importanti del calendario. Magari vincere il Prestigio Bicisport 2022».

Qual è stato il momento migliore della tua stagione?

«Il Valle D’Aosta. Avevo delle gambe ottime, sentivo di volare, soprattutto a Cervinia. Venivo dall’italiano e dal Medio Brenta dove mi sono piazzato nei dieci e le sensazioni erano quelle dei giorni migliori. Sapevo di poter fare bene e così è stato».

Il rimpianto più grande?

«Non essere riuscito a sfruttare quelle ottime gambe con una vittoria».