INCHIESTA / Bardelli (Franco Ballerini): «Con tutti i problemi che ci sono, noi pensiamo a far correre i giovani con gli amatori?»

Andrea Bardelli, il quarto da sinistra nella foto, direttore sportivo della Franco Ballerini
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Pur essendo abbastanza giovane, Andrea Bardelli ha una memoria invidiabile e un’esperienza importante. E’ il direttore sportivo della Franco Ballerini, formazione juniores che negli ultimi anni ha svezzato talenti come Antonio Tiberi, Andrii Ponomar e Martin Svrcek (dall’estate del 2022 passerà alla Quick Step), e di Franco Ballerini è non solo compaesano, di Casalguidi, ma anche parente. Vuole portarne in alto il nome e proprio per questo l’idea che i suoi ragazzi possano confondersi con gli amatori gli sembra impossibile.


Andrea, riesci ad immaginare uno scenario simile?

«Non fatemici pensare. A meno che non sia obbligato dai miei superiori, ma conoscendoli non credo possa succedere, io non porterei mai i miei ragazzi a correre con gli amatori».

Perché?

«Per mille motivi diversi: perché sono due categorie diverse, perché non c’entrano niente l’una con l’altra, per un discorso di sicurezza, perché non imparerebbero nulla. Una proposta del genere mi fa cadere le braccia, per non dire di peggio».

Ma come ha tenuto a puntualizzare Norma Gimondi, uno dei vicepresidenti federali, per il momento si tratta soltanto di una proposta che stanno valutando.

«Attenzione, questo non li giustifica mica. Soltanto avanzare, o prendere in considerazione, una proposta del genere dà l’idea di quanto questa nuova Federazione non abbia ancora saputo lasciare il segno. Da quando si è insediata non ricordo provvedimenti significativi. Dicono che questa proposta aiuterebbe i ragazzi del Sud, che spesso non sanno dove gareggiare né con quali squadre. Mi convince a metà. In Francia, per dire, gli juniores al secondo anno corrono insieme agli Under 23. Ci sono due classifiche separate e festa finita. Secondo me un’alternativa del genere è già più sensata. E me ne viene in mente un’altra».

Quale?

«Perché le Gran Fondo più importanti non si prendono la briga di organizzare un evento giovanile il giorno prima? Non voglio fare paragoni blasfemi, ma quando io e i miei ragazzi siamo andati al Fiandre e alla Roubaix abbiamo trovato proprio questo: le gare nostre alla mattina e quelle dei professionisti al pomeriggio».

Qual è lo scopo di una proposta del genere, secondo te?

«Fatico a capirlo, davvero. Però mi viene da pensare questo. Tanti eventi amatoriali toscani sono sotto l’egida della Uisp. Non è che così facendo la Federazione spera di convincere diversi organizzatori a scegliere lei a discapito di altri enti? Non voglio vedere il marcio dove non c’è, è soltanto l’ipotesi di un addetto ai lavori che non riesce a comprendere un’idea del genere».

L’impressione è che, con tutti i problemi che ci sono, la soluzione federale sia quantomeno fuori fuoco. 

«Questo è il punto centrale. Abbiamo poche gare, tanti costi, organizzatori con l’acqua alla gola, procuratori che tra gli juniores fanno il bello e il cattivo tempo, e noi ci preoccupiamo di far correre i ragazzi con gli amatori? Senza parlare dei vari vincoli a cui siamo sottoposti».

Ovvero?

«Per far correre uno straniero, devo schierare al via almeno cinque italiani, giusto per fare un esempio. Ritornando al discorso che facevamo, ci sono una marea di vincoli regionali che impediscono agli juniores di correre fuori dalla propria regione. Io dico: piuttosto che mandare questi ragazzi con gli amatori, perché non snellire il regolamento? Il ciclismo è fermo a decenni fa, non lasciamo che la nostra tradizione diventi la nostra tomba».