AMARCORD/67 Mondiali, a Varese l’ultima gioia azzurra: l’attacco di Ballan sembrò il lancio di un siluro

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Se lo scatto mondiale di Saronni è passato alla storia come la “fucilata di Goodwood”, bisognerebbe trovare un’immagine altrettanto efficace per il numero che nel 2008 permise ad Alessandro Ballan di indossare la maglia iridata sul palco di Varese, il 28 settembre 2008.

Il suo cambio di passo fu talmente violento da somigliare all’espulsione di un siluro, qualcosa di insospettabile dopo quasi 260 chilometri combattuti alla morte. Strano tipo di campione, Ballan era capace di dare il meglio solo in condizioni complicate, tipo le battaglie del Nord, dove ottenne piazzamenti in serie e la vittoria-gioiello al Giro delle Fiandre del 2007.

Prima di quel mondiale era uscito in gran forma dalla Vuelta, convincendo il ct Ballerini ad affidargli il ruolo di seconda punta, dietro a Paolo Bettini, campione in carica da due anni e giunto da favorito al passo d’addio.

Non solo Ballan: decisivi nel finale anche Cunego e Rebellin

La rumba di Ballan cominciò con un allungo al penultimo giro, da cui uscì un gruppetto di fuggitivi, tra cui “Purito” Rodriguez e Van Avermaet. Nel corso dell’ultima tornata, sui primi piombarono anche Cunego e Rebellin, stendendo un rassicurante velo azzurro sulla corsa, mentre Bettini aveva già capito che non era giornata. Fece comunque il suo, perché portò con sé alla deriva anche i suoi temibili marcatori, Boonen, Freire e Valverde.

Il circuito prevedeva nel finale il quindicesimo passaggio sulla severa salita dei Ronchi, lunga tre chilometri. A quel punto, una sorta di calvario. In testa, una quindicina, subito sgranati dalla girandola di scatti orchestrata dai tre italiani: prima Rebellin, poi Ballan, poi Cunego, con quel diavolo di Rodriguez a ricucire ogni volta.

A 40 anni da Adorni, un altro successo “in casa”

Finita la salita, a 3 chilometri dall’arrivo, la volata ristretta era più di un’ipotesi. Nel gruppetto di otto superstiti, Ballan era ottavo. Il segno dell’agguato: il suo scatto non fu appellabile, lo stesso Purito non accennò neanche la reazione. Il resto lo fecero Rebellin e Cunego, disturbando senza pietà i tentativi (per la verità piuttosto timidi) di inseguimento.

Dopo quarant’anni esatti dal successo di Adorni a Imola, un italiano tornava a festeggiare sul circuito di casa. Il secondo posto di Cunego e il quarto di Rebellin completarono il trionfo, mentre Bettini si godeva le sue ultime pedalate salutando il pubblico. Una giornata perfetta per il ciclismo italiano. L’ultima, ai mondiali, prima di un lungo, inimmaginabile digiuno.