TOKYO 2020 / Longo Borghini: «Il bronzo di Rio? Bellissimo, ma adesso bisogna concentrarsi sul presente e correre con coraggio e aggressività»

Longo Borghini
Elisa Longo Borghini sarà la leader della squadra azzurra alle Olimpiadi di Tokyo.
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Elisa Longo Borghini è cresciuta a pane e Olimpiadi, circondata nella casa di Ornavasso dai trofei della mamma Guidina Dal Sasso, sciatrice di fondo degli anni 80, che ha partecipato a sei mondiali e tre edizioni dei Giochi invernali: Sarajevo 1984, Calgary 1988 e Lillehammer 1994, Elisa allora aveva tre anni. Poi c’è papà Nando, che dal ’72 al ’94 è stato responsabile tecnico dei materiali delle nazionali di fondo, così Elisa ha trascorso i primi anni della sua vita nei ritiri azzurri, con le compagne di nazionale della mamma che volentieri si prestavano a farle da baby sitter.

Una predestinata insomma. Che sceglie però il ciclismo e a 25 anni eccola al via della gara olimpica di Rio de Janeiro. È l’8 agosto 2016. E nel finale succede di tutto. Cade rovinosamente Annemiek Van Vleuten, davanti rimane l’americana Mara Abbott, dietro c’è un terzetto con Anna Van der Breggen, Emma Johansson e la nostra Elisa. È lei che tira a tutta, senza fare calcoli, e riprende l’americana.

«Quante critiche ho ricevuto – ricorda la piemontese – per aver tirato. Ma era chiaro che per me era l’unico modo per conquistare una medaglia, comunque in volata con la Van der Breggen e la Johansson sarei stata battuta, ma se non avessimo ripreso la Abbott io quel bellisimo bronzo non l’avrei mai vinto».

Elisa Longo Borghini dopo l’arrivo della gara olimpica di Rio nella quale ha conquistato la medaglia di bronzo

Un finale incredibile, quante emozioni…

«È difficile spiegare le sensazioni che si provano. Puoi cercare di prepararti mentalmente quanto vuoi, ma non sarà mai sufficiente. Ma questa è storia, è il passato, ora bisogna concentrarsi sul presente, sul futuro».

E com’è il presente, come è andata la preparazione?

«Arrivo a Tokyo dopo una stagione molto intensa iniziata a febbraio. Le soddisfazioni non sono mancate e questo mi dà serenità».

Al Giro Donne sei uscita di classifica nella seconda tappa di Prato Nevoso. Poi come è cambiata la tua strategia?

«Ho corso con la mente sgombra e sebbene abbia solo sfiorato la vittoria di tappa (seconda a Puegnagno dietro Marianne Vos, ndr), valuto positivamente la mia prestazione. L’aggressività con cui ho corso potrebbe essere il modo giusto per interpretare la prova olimpica. Per fare bene servirà una buona condizione, ovviamente, ma anche tanto coraggio e voglia di osare. Credo che il percorso della gara si può ben adattare ad una condotta di gara di questo tipo».

Che idea ti sei fatta del percorso?

«A vederlo sulle cartine mi sembra un tracciato che mi si addice: c’è una salita non molto dura di 40 chilometri e negli ultimi 15 chilometri c’è uno strappo di tre chilometri, insomma ricalca il tracciato di una classica».

Al Giro Donne hai potuto vedere da vicino anche quelle che saranno le maggiori rivali a Tokyo, a cominciare dalla maglia rosa, Anna Van der Breggen…

«Van der Breggen, Vollering e Moolman sono andate fortissimo, così come la Vos. Credo che anche la nazionale americana abbia atlete in ottima condizione. E poi penso che tra le protagoniste ci sarà anche la mia compagna di squadra Lizzie Deignan, che al Giro ha pedalato davvero forte».

Avrai tutti gli occhi puntati addosso…

«Lo so che tutti si aspettano grandi cose da me ma le Olimpiadi sono una gara a sé che va interpretata quasi come un debutto. Nulla va sottovalutato o dato per scontato, ma basare le proprie aspettative sull’esperienza precedente sarebbe un errore».

Ecco, come la mettiamo con la tensione pre-gara?

«Il rischio di essere sopraffatti dall’emozione e dalla tensione è alto. Il segreto? Avvicinarsi alla gara senza pensare troppo al passato…».