TOKYO 2020 / Dagnoni, fiducioso, esamina la spedizione azzurra: «Obiettivo 3 medaglie»

Il presidente della Federazione Ciclistica, Cordiano Dagnoni, alla presentazione della maglia azzurra per Tokyo dei ciclisti. Nella foto, da sinistra: Roberto Amadio, Elia Viviani, portabandiera, Valentina Vezzali, sottosegretario, Cordiano Dagnoni e il Segretario Generale della federazione Marcello Tolu.
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Cordiano Dagnoni sarà probabilmente l’unico presidente della Federazione Ciclistica ad affrontare l’appuntamento olimpico appena qualche mese dopo la sua elezione, senza perciò averle “preparate” con la gestione del suo quadriennio. «Sì, è vero – riconosce il dirigente lombardo – ma sono convinto della qualità del lavoro dei nostri tecnici, anche se avvenuto e coordinato dalla gestione precedente».

Cosa si aspetta da Tokyo?

«Nelle corse su strada maschili, con tutta onestà, devo dire che non ho grandi aspettative dopo aver visto come si sta sviluppando questo Tour de France. Però, sono abituato a pensare positivo e conoscendo la serietà dei nostri atleti e la qualità della loro preparazione diciamo che spero in una bella sorpresa».

Manca la punta…

«Sì, non abbiamo una punta, ma questo potrebbe anche rivelarsi un vantaggio perché nessuno potrà immaginare quale sarà la nostra strategia in partenza. Nelle gare di un giorno tutto è possibile ed io, senza farmi troppe illusioni, sono speranzoso».

Discorso diverso per la cronometro.

«Lì avremo il peso di presentarci al via da favoriti. Finora devo riconoscere a Filippo Ganna di aver sempre risposto alla grande. So che si è preparato in modo molto meticoloso. E’ un campione e lo ha dimostrato, ma non dimentichiamo la qualità della concorrenza perché significherebbe fare un torto allo stesso Ganna. Non voglio sbilanciarmi per scaramanzia, ma ci credo».

Finora nelle grandi rassegne mondiali sono state spesso le donne a salvare il bilancio azzurro. Cosa possiamo aspettarci?

«Il percorso femminile è meno duro di quello maschile ed è per questo motivo che Salvoldi ha voluto portare in Giappone anche la Bastianelli, un’atleta con lo spunto veloce e con grande esperienza ai più alti livelli».

Se invece venisse fuori una corsa più impegnativa?

«Avremo nelle altre ragazze le qualità necessarie per essere comunque protagoniste. Ma anche qui non dimentichiamo la qualità delle avversarie. Avete visto al Giro d’Italia cosa sono state capaci di fare le olandesi».

Passiamo alla pista che è forse la materia che meglio possiede. Cosa potremo fare?

«Dalla pista mi aspetto buone notizie. Le prestazioni registrate dai nostri atleti sono state importanti. Peccato che ci sia mancato, a causa del Covid, il confronto internazionale per l’annullamento di tanti, troppi, appuntamenti internazionali. Ma i tempi registrati ci fanno essere fiduciosi. Abbiamo la consapevolezza che molte specialità saranno terreno di competizione tra quattro, cinque nazioni e che il podio sarà deciso per pochi centesimi».

Meglio gli uomini o le donne?

«Direi che siamo competitivi dappertutto. Abbiamo atleti di qualità con esperienza e capacità. Ma non dimentichiamo mai che siamo ad un appuntamento che non solo per noi rappresenta il coronamento di quattro anni di lavoro».

Nel fuoristrada cosa possiamo aspettarci?

«Diciamo pure che non siamo tra i favoriti. Non voglio creare false aspettative, ma in questa specialità ci sono mostri sacri difficilmente raggiungibili. Ma non è detto che non possa venire fuori qualche bella sorpresa. Qui più che altrove a volte le gare sono imprevedibili».

Direi che la Lechner è particolarmente abile a sorprendere?

«Assolutamente sì. Lo ha dimostrato con il suo ultimo argento. Abbiamo atleti capaci di sorprendere e noi non possiamo che augurarcelo».

Esordiremo anche nella specialità della Bmx. Siamo contenti già così?

«Sono particolarmente felice di questo esordio perché ritengo che Fantoni meritasse questo riconoscimento alla sua carriera. Sarà bello esserci ed io spero fortemente che riesca a conquistare la finale perché, ripeto, Fantoni è un atleta che merita un grande risultato».

In conclusione presidente, lei sul volo di ritorno da Tokyo sarebbe contento se avesse nella valigia quante medaglie?

«E’ una risposta molto difficile perché le speranze e la realtà spesso divergono. So che andremo alle Olimpiadi con il meglio del nostro movimento. Che i nostri tecnici hanno lavorato in maniera seria e scrupolosa. Mi piacerebbe che tutti, atleti e tecnici, tornassero a casa sapendo di aver potuto dare il meglio e perciò soddisfatti delle prestazioni offerte. Quante medaglie? Dico tre che è il numero perfetto, ma come dicevo prima sono speranzoso, molto speranzoso e chissà che non possa tornare ancora più contento».