GIRO D’ITALIA U23 / Valoti (Colpack) puntualizza: «Nessun dissidio tra Baroncini e Ayuso. E per la maglia rosa temo Vandenabeele»

I festeggiamenti della Colpack dopo la vittoria di Ayuso. Da sinistra: Valoti, Di Leo, Ayuso, Bevilacqua e Miozzo (foto Rodella)
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Della condotta di gara della Colpack nella seconda tappa che arrivava a Imola è stato detto di tutto: che Ayuso s’era mosso troppo presto, che Verre lo aveva rincorso, che Baroncini era molto arrabbiato per non avere avuto la squadra intorno a sé. Gianluca Valoti, direttore sportivo della Colpack, non ci sta e sente il bisogno di puntualizzare. Sulla tappa di Imola, ma anche su quello che attende Ayuso nei prossimi giorni.

Gianluca, partiamo dalla frazione di Imola. Cos’è successo?

«Se lo chiedi a me, io ti rispondo: niente. Siamo venuti al Giro con un obiettivo preciso: provare a vincerlo con Ayuso, ora come ora uno degli scalatori più talentuosi in circolazione. Per questo non riesco a capire cosa ci sia di strano se, andando verso Imola, Ayuso attacca sulle rampe della Gallisterna».

Ma non si è esposto troppo e troppo presto?

«Forse sì, può darsi, però noi non pensavamo di fare così tanti danni. La vittoria di tappa, e più che altro la maglia rosa, sono state una sorpresa anche per noi».

Baroncini ha ragione quando dice che dopo l’arrivo c’era un po’ di tensione?

«Guarda, quello che posso dire è questo: stiamo parlando di ragazzi giovani che muoiono dalla voglia di strappare un contratto tra i professionisti e che, forse per la prima volta in carriera, corrono una prova internazionale che dura diversi giorni consecutivi. E’ chiaro che vorrebbero vincere tutti i giorni e che si rammaricano quando questo non succede».

Nessun dissidio, dunque?

«Assolutamente no, abbiamo vinto tre tappe e siamo in maglia rosa, stiamo vivendo una stagione incredibile e possiamo contare su un organico fantastico: perché dovremmo rovinarci con le nostre stesse mani? Baroncini, Verre, Ayuso e Gazzoli stanno correndo benissimo, da squadra. E non mi scordo ovviamente di Martinelli, che abbiamo perso ieri per via di una botta al ginocchio rimediata verso Cesenatico».

Un uomo in meno per controllare la corsa, che da domani entra nel vivo.

«Quella di domani è la tappa regina, la salita che porta al Lago di Campo Moro non farà prigionieri. Noi siamo in quattro e già sappiamo che verremo attaccati e che non sarà facile rintuzzare ogni tentativo».

Chi temi di più?

«Se devo fare un nome, dico Vandenabeele: l’anno scorso è arrivato secondo dietro a Pidcock, pur essendo giovane ha già fatto diverse esperienze prestigiose e per il momento, pur essendosi nascosto, occupa il terzo posto della generale».

Però è lontano quasi due minuti e mezzo.

«E’ vero, ma dimentichi un’altra variabile: la tenuta di Ayuso. Io, ovviamente, mi auguro che regga, ma non posso escludere niente. Che sia un grandissimo talento nessuno lo mette in dubbio, ma è pur vero che ha soltanto 18 anni ed è alla prima stagione tra i dilettanti. Non ha mai disputato una corsa così lunga e così dura come il Giro d’Italia Under 23.

Cosa ti stupisce di lui?

«Più che il talento, direi il piglio: è un attaccante nato, vuole sempre vincere, ha una concentrazione feroce. Qualche errore continua a farlo, ma credo sia normale: altrimenti non avrebbe ulteriori margini di miglioramento…».

Quando passerà nel World Tour con la Uae-Team Emirates?

«Non è stato ancora deciso, potrebbe essere al Giro dell’Appennino alla fine di giugno come a partire dall’inizio di luglio. Intanto pensiamo al Giro, poi si vedrà».

Lo vedremo al Tour de l’Avenir, anche se sarà già coi professionisti?

«Non decido io, ma direi proprio di sì. Perché la Spagna, visto che l’Avenir si corre per nazionali, dovrebbe privarsi di uno scalatore così forte e così in forma?».

Si potrebbe dire lo stesso di Verre, al momento il miglior scalatore italiano del Giro nonostante lavori per Ayuso. Se fosse capitano, dove potrebbe arrivare?

«Un piazzamento tra i primi cinque, secondo me, sarebbe alla sua portata. Ma non pensiate che in questi giorni, a fare da gregario ad Ayuso, Verre stia perdendo tempo. Per lui si tratta di una grande esperienza, può prendere confidenza con lo sforzo e le salite del Giro senza dover curare la generale in prima persona. Avrà le sue chance, non si preoccupi».