Fiandre, il mistero dei crampi di Van der Poel negli ultimi metri dello sprint

Mathieu Van der Poel ha mancato il bis al Giro delle Fiandre, ma come sempre è stato protagonista (foto: LaPresse)
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Se i rigori li sbagliano quelli che hanno il coraggio di tirarli, anche il Fiandre può perderlo soltanto chi ha la forza di provare a vincerlo. È andata proprio così a Mathieu Van der Poel che ha accarezzato per tutta la corsa il sogno di uno storico bis. L’Olandese Volante in una giornata dantesque, bellissima, intensa e appassionante ha reso il Giro delle Fiandre spettacolare con il suo modo di interpretare le Grandi Classiche sempre in modalità “On Fire” e mai al risparmio. La volata finale ha lasciato però aperto un dubbio: ha smesso di pedalare perché consapevole di perdere o non ne aveva più e ha accusato dei crampi?

Fiandre: la sconfitta di Van der Poel. Colpa dei crampi?

Sapete quante volte ha attaccato Van der Poel durante il Fiandre di oggi? Non una, non due, non tre, ma ben cinque volte. Scatti secchi, inattesi e nocivi per gli avversari, per certi versi sublimi. Ma che alla lunga anche chi li sferra può pagare a caro prezzo. C’è un particolare però che va controcorrente rispetto all’idea che Van der Poel abbia perso il Giro delle Fiandre per colpa dei crampi. Quale? A 27 chilometri dall’arrivo il campione nazionale olandese della Alpecin-Fenix – come vi abbiamo raccontato nella nostra diretta live integrale su quibicisport.it – si gestisce bene e sceglie di alimentarsi con una barretta energetica per affrontare al meglio la fase-clou della Ronde.

Perciò non possiamo parlare del solito film, della solita colonna sonora di voci, e della la solita lezione da imparare, puntualmente disattesa o dimenticata come accaduto al mondiale di Harrogate nel 2019 e ormai archiviata tra le pagine del passato. La sconfitta di oggi forse deriva dalla scelta di iniziare lo sprint finale davanti, con Asgreen pronto a prenderlo come riferimento e a superarlo inesorabilmente. La gestione tattica di Van der Poel è stata perfetta fino agli ultimi trecento metri, dove ha commesso un errore di grammatica ciclistica. Ha tirato un rigore a porta vuota e ha colpito il palo. Ma ha avuto la forza, l’estro, la fantasia e la necessità di giocarsela ubbidendo alla logica del suo talento e del suo istinto. Ti rifarai Mathieu, pedalando fino all’ultimo metro da protagonista di un ciclismo che sulla tua scia fa battere i cuori e non stanca mai. E se un giorno dovesse venirci un crampo, sarà sicuramente di felicità.