De Gendt contro Lefevere, la sfida continua: «L’ho bloccato su Twitter? Sì, ma già tanti anni fa»

Thomas De Gendt al Giro 2020.
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De Gendt contro Lefevere, Lefevere contro De Gendt, la sfida continua e si arricchisce di nuovi particolari. Non si amano e non se lo mandano a dire, due personalità importanti, vulcaniche, che spesso e volentieri esprimono i propri pensieri senza filtri sia davanti ai microfoni che sui propri canali social.

Qualche settimana fa, l’istrionico, è il caso di dirlo, Team Manager della squadra più vincente del nuovo millennio, aveva riportato una schermata nella quale si vedeva il suo account di Twitter bloccato da Thomas De Gendt. “Ops, per caso ho scoperto questo“, twittava Lefevere, corredando il tutto da smile dal sapore ironico.

Ieri la risposta, tardiva – in mezzo c’è stato un Giro d’Italia che ha messo De Gendt sotto le luci dei riflettori, non tanto per le prestazioni, quanto per alcune dichiarazioni sopra le righe nelle quali diceva di non sentirsi sicuro a correre il Giro d’Italia per via del Covid – del corridore belga, raccontata dal diretto interessato nel Podcast di Sporza, “De Tribune”.

«Lefevere ha detto che l’ho bloccato su Twitter? È vero, ma è successo già nel 2014 o 2015. Il fatto che se ne accorga solo adesso la dice lunga. In realtà, non l’ho mai sbloccato da quella volta. E poi vi dirò: non mi manca neanche leggere i Tweet di Lefevere. C’era una ragione per cui l’ho bloccato. Non ho bisogno di sbloccarlo, né ho bisogno di parole carine da parte sua. Non è più necessario. Il problema, poi, è che ci confrontano sempre con la Deceuninck-Quick-Step. Non abbiamo gli stessi corridori. Con noi ci sono tanti giovani più cinque leader che devono assicurarsi le vittorie. Almeno fin quando io posso considerarmi un leader».

De Gendt ha poi proseguito parlando della sua squadra, dei risultati e di una stagione per forza di cose caratterizzata dal Covid: «Se Gilbert si ritira con una rotula rotta e io non sono abbastanza bravo da vincere, allora è normale non arrivare a venti vittorie in una stagione. Tre o quattro squadre sono uscite dalla lockdown e hanno surclassato tutte le altre squadre nel primo mese e mezzo dopo la pausa. Sto parlando di Deceuninck-Quick Step, Bora, Jumbo-Visma. Anche il fatto che tutte quelle squadre si siano allenate in quota ha sicuramente aiutato. A causa della competizione interna quando si pedala insieme, si pedala più forte. E anche uno stage in quota è un vantaggio. Abbiamo dormito in una tenda ipobarica, ma ci siamo allenati individualmente. Quindi alla ripresa non eravamo così competitivi». Per il 2021 De Gendt vede un anno di transizione. «Avrei preferito non ci fossero stati troppi cambi tra corridori e staff. Il prossimo anno sarà quindi un anno di transizione, che può essere migliore del previsto oppure deludente. Ma andrà bene per il 2022 o il 2023. In poche stagioni qualcuno potrebbe scrivere che è stata una mossa geniale del nostro team».