Carapaz, perché non hai attaccato prima? Una Vuelta tra attese e rimpianti

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Carapaz durante la tappa dell'Angliru (foto: A.S.O/©PHOTOGOMEZSPORT2020)
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Caro Richard Carapaz, forse con una squadra più attrezzata ce l’avresti fatta a vincere la Vuelta. Forse senza la cronometro la maglia rossa sarebbe stata sulle tue spalle oggi a Madrid e forse – questo il punto più doloroso – con più coraggio caliente che contraddistingue voi sudamericani, il finale avrebbe potuto essere diverso. Troppi forse, troppi dubbi, troppe incertezze. Probabilmente il prodotto collettivo delle caratteristiche di Primoz Roglic, tra compagni e tenuta tattico-mentale delle fasi della corsa è stato ed è superiore, ma ieri c’erano secondi da recuperare non minuti. Una situazione da gestire meglio.

Carapaz: attacca a 3 km dall’arrivo, un po’ tardi?

Carapaz e la Ineos Grenadier hanno sognato il ribaltone finale come al Giro d’Italia con Geoghegan Hart, ma anche nelle tappe di transizione l’atteggiamento dell’ecuadoregno è sembrato troppo periferico e fuori dal gioco. La Locomotora del Carchi, priva dei migliori gregari del roster a disposizione del team britannico, i vari Dennis, Castroviejo e company, ha provato a giocarsi le sue chance, ma senza esporsi a sufficienza. Non si è inventato diavolerie, ha svolto il minimo sindacale con un misero tentativo a 3 km dalla fine, quando avrebbe potuto anticiparlo nel tratto più duro dell’Alto de la Cotavilla.

Prendersi un rischio, tanto il secondo posto nessuno gliel’avrebbe tolto. Ha seguito poco l’istinto e più la logica. Una logica del risparmio, delle gambe che forse non c’erano? Il ciclismo di Novembre e in generale questa densa miscellanea in tre mesi ha regalato numerosi colpi di scena. Carapaz ci ha rinunciato. Per un’attesa fatale, racchiusa in una collana di rimpianti.