5 cose che ci potrà dire la Vuelta nella terza settimana

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Daniel Martin, 34 anni, durante la Vuelta di Spagna 2020 (Foto A.S.O./PHOTOGOMEZSPORT2020)
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Ce la farà Roglič a vincere la Vuelta?


Se l’altro giorno definendolo imbattibile abbiamo parlato di numeri, oggi parliamo di sensazioni. E in questo momento, pur non avendolo visto particolarmente brillante sull’Angliru (in realtà nessuno lo era), queste sensazioni dicono: sì, Primož Roglič resta il favorito numero uno per vincere la corsa. Dalla sua ha la cronometro di domani e nel parco avversari è decisamente il più forte nelle prove contro il tempo, e poi la voglia di scacciare i fantasmi apparsi lungo la salita de La Planche des Belles Filles al Tour è enorme e potrebbe dargli una motivazione in più. Così come il fatto di non essere lui nella crono a difendere la maglia rossa, e il compito di dover attaccare la leadership di Carapaz sembra che lo sloveno possa assolvere al meglio. Se la squadra è forte, ma scricchiola, e si fa un gran parlare di quanto Kuss lo stia effettivamente aiutando a cavarsela nei momenti difficili, domani, al Mirador de Ezaro la squadra non conta e lo sloveno potrebbe guadagnare anche un minuto (o più, chissà) su Carapaz. E nei prossimi giorni potrebbe esserci terreno ideale (e in questo caso servirà anche la squadra) per difendersi alla grande.

Carapaz solido, ma potrebbe non bastare


Sulla salita che portava verso l’Alto de l’Angliru sembrava sulle montagne russe. Prima in coda, poi brillante, poi di nuovo in coda che sembrava staccarsi, poi con un affondo si è portato in testa e alla fine ha guadagnato solo una decina di secondi su Roglič che sono nulla alla vigilia della crono e dopo quasi cinquanta ore di corsa. La sua Vuelta fino a ora è stata condotta in maniera regolare – con punte di eccellenza – ma potrebbe non bastare, soprattutto dovesse pagare dazio domani a cronometro. Attenzione però: una cronometro messa nella terza settimana di una Vuelta sin qui durissima, in una stagione anomala (e poi siamo al 3 di novembre) potrebbe mescolare le carte. E Carapaz, che fermo contro il tempo non lo è soprattutto con in palio la motivazione di una vittoria finale, potrebbe pure pescare il jolly decisivo.


Mas e Carthy solo per il podio?

Ieri Mas sembrava il più forte sull’Angliru, ma il suo attacco veniva smorzata dalle terribile pendenze della salita asturiana. Alla fine si è dovuto inchinare a Carthy finendo senza successo di tappa e guadagnando pochissimo sui primi due della generale. Lo spagnolo della Movistar alla vigilia della Vuelta aveva intenzione bellicose che gli si deve riconoscere sta provando a buttare sul campo. Non pare freschissimo, però occhio a lui che potrebbe, insieme ad un’agguerrita e arrembante Movistar, fungere da ago della bilancia in chiave Roja finale. E Hugh Carthy? Rispetto a Mas ha un ritardo decisamente inferiore in classifica e forse in salita appare quello messo meglio, almeno stando ai verdetti dell’Angliru. Il suo problema potrebbe essere una crono che lo vede partire svantaggiato e un resto di Vuelta che potrebbe dargli solo un’occasione per provare a fare sua la corsa – o almeno tentare di salire sul podio.


Fin dove può arrivare Dan Martin?

E in una stagione nella quale i ragazzini terribili ribaltano l’ordine precostituito, ti spunta un corridore che giovane non è, anzi, che viene da una serie infinita di incidenti e che sembra, in questa Vuelta, aver trovato il momento migliore della sua carriera nei grandi Giri. Lui che ha pur sempre tre top ten al Tour e un settimo posto proprio alla Vuelta nel 2014. Fin dove si potrà spingere il classe ’86 irlandese di passaporto? Il podio, massimo, anche se non ci giureremmo. Martin è capace di tutto: genio e sregolatezza fanno parte del suo DNA, e finire terzo sarebbe un grandissimo risultato.


Italiani provateci, lo spazio c’è.


E infine due parole sui quattro italiani rimasti in corsa. Per la verità qualcosa la stanno facendo vedere: tra attacchi ancora non andati a buon fine (Formolo, pure caduto ieri, e Cattaneo che resta in diciottesima posizione in classifica generale) e due podi di tappa (Marezcko ottimo 3° alla Ejea de los Caballeros  e Bagioli splendido 3° a Suances), abbiamo provato a farci coraggio in un momento di certo non particolarmente rigoglioso per il ciclismo italiano nei grandi Giri, e a guardare le tappe da mercoledì a domenica lo spazio per fare qualcosa c’è. Basta trovare la fuga giusta oppure lo spunto finale decisivo. Siamo pochi, ma tutto sommato buoni.