
Chiamatela Olandeide. Oppure Ciclismo Totale. Sì signori, perché quella di Anna van der Breggen e delle donne vestite d’arancione è una dinastia, un viaggio di domini incontrastati in giro per il mondo. Corse a tappe, classiche, cronometro. All-in! Le terribili e fortissime Orange prendono tutto e lasciano alle altre i piazzamenti d’onore. E a volte neanche quelli. Ormai il ciclismo femminile somiglia a una trilogia bellissima che prende, cattura l’attenzione e non conosce epilogo.
Dalla Vos alla van der Breggen: Arancia Meccanica
La capostipite, Marianne Vos, ancora gravita in gruppo e nel 2012 ha messo la firma sul primo capitolo dorato. La maglia iridata corre solo andata verso i Paesi Bassi da quattro anni: Chantal Blaak nel 2017 a Bergen, Anna van der Breggen nel 2018 a Innsbruck, Annemiek van Vleuten sulle strade di Harrogate dodici mesi fa e oggi l’autodromo di Imola ha preparato il tappeto rosso per la Regina del 2020: Anna var der Breggen in sette giorni ha vinto quello che tantissime sognano di conquistare in una carriera intera. Sabato 19 il Giro Rosa, giovedì l’oro a cronometro e a chiusura del cerchio magico l’ultimo sigillo di un Triplete sensazionale, come la sua azione: 41,4 km all’arrivo e arrivederci al resto della compagnia. Copione identico al film di Yorkshire 2019, quando di km alla fine ne mancavano il doppio e Anna e Annemiek arrivavano a posizioni invertite. Eroica la van Vleuten, nonostante il polso sinistro fratturato nove giorni fa, ha trovato le forze per strappare l’argento a una bravissima Elisa Longo Borghini. L’unica a resistere a un’Olanda versione Arancia Meccanica. Ingestibile, spietata, sublime e leggendaria.













