Kwiatkowski-Carapaz, arrivo da libro cuore: ma è giusto che non ci sia un vero vincitore?

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Michal Kwiatkowski e Richard Carapaz tagliano (insieme) la linea del traguardo della tappa 18 del Tour de France 2020. (foto: A.S.O./PaulineBallet)
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Una giornata da incorniciare per la Ineos-Grenadiers. Tutto il team era stato costruito alla vigilia per conquistare la maglia gialla con Egan Bernal, ma il colombiano ha alzato bandiera bianca già alla sedicesima tappa. L’esclusione di Froome e Thomas ha fatto discutere e sono in molti ad aver pensato a questa come a una mossa sbagliata del team manager Dave Brailsford. Bradley Wiggins, per esempio, non ha esitato ad attaccarlo davanti alla stampa.

Oggi però lo squadrone britannico ha rialzato la testa e con Michal Kwiatkowski e Richard Carapaz ha dominato la diciottesima frazione del Tour de France 2020. L’arrivo in parata può ricordare un po’ quello della Mapei alla Parigi-Roubaix 1996, quando Bortolami e Tafi lasciarono la vittoria a Museeuw, o quello alla Liegi-Bastogne-Liegi 2002. In questo secondo caso però il finale fu diverso: Bettini e Garzelli se la giocarono allo sprint.

I due Ineos, al contrario di tutti, hanno preferito far scegliere al caso. Si sono abbracciati e la ruota del polacco ha anticipato di pochi centimetri quella del compagno di squadra. Non c’è stata una decisione del team e non c’è stata una decisione dei corridori.

Entrambi meritavano la vittoria. Carapaz è stato oggi in fuga per il terzo giorno consecutivo ed era alla ricerca del primo successo in carriera al Tour. Kwiatkowski ha lavorato tutto il giorno, staccando uno dopo l’altro i componenti della fuga: la vittoria è dunque il giusto premio per una giornata ricca di fatiche.

Gli appassionati sono già divisi. I più cinici sostengono che la corsa è corsa e vada combattuta fino alla linea d’arrivo, i più romantici invece hanno accolto la scelta degli Ineos: “arriviamo insieme abbracciati perché oggi abbiamo vinto entrambi”.