Aru, le prime parole dopo il ritiro dal Tour: «Sono a terra e non capisco perché»

Fabio Aru, tra i nomi principali sul mercato della prossima stagione

«Non so proprio cosa mi stia succedendo, non ho risposte e questa cosa mi fa soffrire». Questo il primo commento di Fabio Aru dopo il ritiro dal Tour de France, nei primi chilometri della tappa di oggi.

«Mi ero avvicinato a questo Tour in punta di piedi – ha proseguito – ma conscio che avevo lavorato bene. Non per fare classifica, ma per aiutare Tadej (Pogacar, vincitore della tappa di oggi, ndr) nel migliore dei modi e magari, chissà, prendere qualche soddisfazione personale qualora si fosse presentata l’occasione».

Il suo ritiro è stato duramente criticato da Giuseppe Saronni, suo dirigente nella Uae Emirates. Maglia gialla per due giorni al Tour del 2017, reduce da due stagioni deludenti, nel 2020 Aru aveva dato qualche timido segnale di risveglio. «Venivo da una serie di incoraggianti prestazioni, in una parabola crescente, eccetto la giornataccia del Lombardia. Anche i dati mostravano ottimismo nel ritorno ad una condizione che mi permettesse di fare buone prestazioni, sicuramente i migliori degli ultimi 3 anni.
Anche ieri, parlando col medico della squadra, gli dicevo che avevo sensazioni crescenti, e che ero fiducioso per il proseguo della corsa
. Ora sono qua, a terra, senza capirne il motivo».

«Ho sempre dato il massimo, soffro per la squadra»

È forse il momento più duro della sua carriera, proprio perché dopo i responsi negativi delle ultime due stagioni si attendeva la risalita: «Non mi merito questo perché sono sempre stato un professionista esemplare e il mio impegno massimo – ha concluso Aru – Non si merita questo neanche la squadra e soffro tantissimo nel non poter dare il mio contributo come programmato. Il mio futuro? Beh adesso non ci penso. La botta è ancora troppo calda».