
“La Squadra” vince ancora. La chiamano così, all’estero, la formazione azzurra, ricorrendo direttamente al termine italiano. Giusto, perché nella tradizione del ciclismo non c’è nazionale che esalti il lavoro collettivo più di quella italiana.
Davide Cassani, che ieri con il rush di Nizzolo ha festeggiato il terzo titolo europeo consecutivo, è un emblema dello spirito di gruppo. Lo era quando faceva da regista ai Mondiali degli anni Novanta, longa manus in corsa di Alfredo Martini, che lo convocò per otto anni di seguito. Lo è adesso, proprio sulle tracce di Martini, che sulla mistica della squadra costruì la sua straordinaria avventura di commissario tecnico. Non a caso, poche ore dopo il trionfo, Cassani si è rivolto idealmente proprio all’antico ct: «Saresti orgoglio di questi ragazzi».
Squadra compatta e un solo piano: portare Nizzolo alla volata
Le nazionali di Cassani hanno sempre un piano preciso, un canovaccio sul quale interpretare la corsa. Lo stesso è accaduto ieri: gli azzurri hanno corso con l’obiettivo di portare Nizzolo alla volata. Strategia per niente scontata, per almeno due motivi: in primo luogo, il tracciato si prestava anche a colpi di mano individuali e a fughe ristrette; e poi, arrivare in volata con gente come Demare, Ackermann e van der Poel poteva sembrare un’idea tutt’altro che brillante.
Cassani ha capito invece che il Nizzolo attuale avrebbe potuto sovvertire tutti i pronostici. La sua abilità è stata ancora una volta quella di costruire, attorno a un blocco di fedelissimi, una squadra compatta, in grado di colmare collettivamente il gap individuale rispetto a campioni celebrati e di sicuro più vincenti.
E così ieri, quando van der Poel all’ultimo giro ha inscenato attacchi a raffica, ha sempre trovato una maglia azzurra (soprattutto Trentin e Ballerini) a ricucire lo strappo. E negli ultimi chilometri, la Squadra ha fatto capire chiaramente che non avrebbe concesso spazio a nessuno, tenendo altissimo il ritmo con Trentin e con un Affini in versione locomotiva. Una piovra che ha soffocato ogni iniziativa avversaria. Infine la volata, con il treno azzurro che sgancia perfettamente i suoi vagoni (l’ultimo, Ballerini) e lancia Nizzolo al successo.
E ora i Mondiali: il digiuno dura dal 2008
Compattezza, strategia e concordia sono bastati per centrare il tris europeo, con Trentin (2018), Viviani (2019) e adesso con Nizzolo. Non sono invece stati sufficienti a interrompere un digiuno mondiale che dura dal 2008. Lì a volte i valori individuali hanno vinto sul gruppo, vedi il Valverde del 2018 che stronca in salita Moscon.
Tuttavia, rispetto alle edizioni desolanti di qualche anno fa, il vento è già cambiato. L’anno scorso l’Italia ha gestito con autorità la corsa e ritrovato il podio con il Trentin, secondo in una volata che in teoria avrebbe dovuto dominare.
Fra un mese sarà tempo di riprovarci, anche se il Mondiale non ha ancora una sede. Ci saranno grandi campioni all’interno di nazionali un po’ anarchiche, e poi ci sarà “La Squadra”, magari non dominante come ieri, ma disposta a metterci come sempre anima, cuore e gambe.













