Pogacar torna sull’infortunio: «Le vertebre rotte erano tre, dopo l’operazione ero depresso»

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Tadej Pogacar mostra i segni dell'operazione alla clavicola sinistra (foto: Instagram/@tadejpogacar).
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La caduta alla Vuelta del 29 agosto, quando indossava la maglia rossa di leader della classifica generale dominando il giro spagnolo, si è rivelata per Tadej Pogacar molto più grave di quanto fosse emerso dopo i primi esami. A raccontarlo è stato lo stesso campione sloveno, intervistato in esclusiva da The Athletic. 

«C’è una storia divertente. Due settimane fa ero in Slovenia e sono andato a fare un’altra TAC. Sapevo di avere una frattura alla vertebra C7, ma poi abbiamo scoperto che avevo altre due vertebre fratturate, la T1 e la T2», ha dichiarato Tadej, che ha fatto così emergere un aggiornamento sulle sue condizioni dopo l’infortunio, che si riteneva risolto e senza altri possibili sviluppi. Invece c’erano altre due vertebre rotte.

Pogi ha raccontato quei momenti di paura, con l’ansia del referto e con le difficoltà che sono sopraggiunte a livello mentale: «Quando ho visto che avevo tre vertebre rotte, sono stato semplicemente felice di essere vivo, o anche solo di essere ancora in piedi. Per le prime due settimane mentalmente non stavo bene. Ero davvero giù, non ero una persona piacevole con cui stare. Non credo che Urska (Zigart, la compagna, ndr) fosse felice di avermi in casa, perché ero semplicemente depresso. Non provavo niente. Anche le attività quotidiane erano diventate complicate. Dovevo farmi fare la doccia con l’aiuto del medico della squadra. Non riuscivo a stare in piedi senza avere le vertigini. Ero completamente fuori fase ed è stato durissimo. Dopo l’operazione ero davvero depresso».

La svolta per Pogacar è arrivata poi con la ripresa graduale dell’attività fisica, quando ha iniziato a salire sui rulli e ad andare ogni giorno dal fisioterapista. Anche se non è stato sufficiente perché Tadej potesse tornare a correre in tempo per gli europei in Slovenia, a casa sua: «Ma era una battaglia quotidiana. Alcuni giorni volevo fare tutto, altri non volevo fare assolutamente nulla. La frattura non era guarita molto e potevo capire che non erano contenti di mandarmi a correre».

Sembrano esserci comunque dei miglioramenti sotto il profilo fisico, dato che Pogacar ha ripreso ad allenarsi, tra bicicletta, corsa e nuoto, e non avverte più particolari fastidi. Ma non tutte le ferite, specie quelle che non si vedono, sono guarite: «Se adesso dovessi cadere di nuovo in bicicletta, potrebbe essere molto problematico. Tutti dicono che sono stato fortunato. Più parli con le persone, più scopri quanto sia grave questo tipo di infortunio. Adesso non ho più alcun fastidio. Devo stare attento a non cadere di nuovo in bicicletta e a non fare sollevamenti pesanti con il braccio sinistro o con il collo. Ma ormai posso fare praticamente tutto normalmente».