Davide Piganzoli ha fatto dei passi da gigante nel 2026: è stato il migliore azzurro sia al Giro (8°) che al Tour (14°), pur non partendo da capitano. E nel frattempo ha anche debuttato al mondiale elite e vinto pure il Giro dell’Emilia sabato scorso. Queste le parole di Piganzoli alla Gazzetta dello Sport sulla Classica delle Foglie morte di domani e la sua super stagione.
Il corridore di Morbergno partirà con delle ambizioni, immaginando una gara ricca di dislivello e con un fattore importante da considerare:« Sto bene. E la squadra sta molto bene. All’Emilia ne abbiamo piazzati tre nei primi cinque, con Tulett quarto e Jorgenson quinto. Proveremo a farci valere. Mi immagino una gara senza padrone, data l’assenza di Pogacar. Ma forse meno anarchica del Mondiale, perché c’è più dislivello, il grado di difficoltà è superiore e questo restringe un po’ il pronostico. Evenepoel, Seixas, lo stesso del Toro forse partono davanti. Ma non è detto. Confido che ci saremo anche noi, quando i giochi inizieranno a decidersi».
Piganzoli si può dire che abbia fatto uno step in più nel 2026: «Mi sono sorpreso. L’attesa era quella di una crescita, ma graduale. Invece, si è trattato di un salto di qualità molto importante. Non solo in termini di prestazioni, di risultati, ma a livello fisico. Il fattore principale? Già il fatto di correre in un team così importante, circondato da campioni, ti fa affrontare ogni giorno con un’altra mentalità. Parti con un obiettivo come vincere il Giro, vincere il Tour. E sai che poche persone possono essere in quella posizione. In tanti lo sperano, ma in concreto il discorso cambia».
Inutile nascondere che l’Italia non vince un grande giro da 10 anni, dai tempi di Nibali al Giro d’Italia del 2016. Si può ipotizzare che possa vincerlo uno tra Piganzoli, Finn o Pellizzari? «Domanda difficile. Con Pellizzari, non è un segreto, siamo grandi amici. Finn l’ho conosciuto in Canada, è un bravissimo ragazzo. Non possiamo deciderlo noi, ma si può dire che l’Italia sia in buone mani. La cosa sbagliata è caricarci di pressioni, però sono convinto che tutti e tre cresceremo ancora».














