
Sin dal 2010, quando la Uno-X Mobility è nata come Continental con il nome di Team Ringeriks-Kraft, la filosofia della squadra è sempre stata una sola: essere un punto di riferimento per il ciclismo nordico, in particolare norvegese.
Per le prime tre stagioni hanno avuto solo corridori provenienti dalla Norvegia, poi hanno cominciato ad ammettere qualche svedese. Nel 2017 sono diventati Uno-X Norwegian Development Team e sono tornati ad avere un roster completamente norvegese. Dal 2020, la loro prima stagione come Professional, hanno ammesso dei danesi e da allora gli unici due passaporti “validi” nella Uno-X Mobility erano quelli di Norvegia e Danimarca.
Nemmeno nel 2026 quando sono diventati World Tour hanno pensato di espandersi, ma nel 2027 ci sarà una piccola novità. Per la prima volta nella storia della squadra ci sarà un corridore che non batte bandiera di un Paese nordico, ma degli Stati Uniti d’America. Si tratta di Magnus Sheffield.
Come si può intuire dal nome, però, il sangue del classe 2002 non è tutto a stelle e strisce. «Mia madre è cresciuta a Gjøvik e la maggior parte della nostra famiglia ora vive nei dintorni di Oslo – spiega infatti Sheffield, che svela così di essere metà norvegese – Si è trasferita negli Stati Uniti per studiare quando aveva 20 anni, ed è lì che ha conosciuto mio padre. A casa parlavamo sempre norvegese, era quasi la nostra lingua segreta di famiglia mentre crescevamo negli Stati Uniti. Anche se siamo cresciuti negli USA, per i miei genitori era davvero importante mantenere vive le tradizioni norvegesi. Tornavamo spesso in Norvegia per andare a trovare la famiglia. Da bambino, venire in Norvegia mi sembrava sempre una piccola avventura. In un certo senso, lo è ancora oggi».
Magnus Sheffield è diventato professionista nel 2022 con la Ineos Grenadiers e lì è rimasto finora. Con loro ha collezionato 4 successi, di cui tre alla prima stagione: una tappa della Ruta del Sol, la Freccia del Brabante e una cronometro individuale al Giro di Danimarca. L’ultima vittoria risale al 2025: una frazione alla Parigi-Nizza conquistata in solitaria.
«Ho parlato con la Uno-X già quando ero junior e ho sempre pensato che non fosse mai stata davvero una questione di “se” avrei corso per la squadra, ma di “quando”. Entrare a far parte della Uno-X Mobility mi sembra come chiudere il cerchio del percorso che mia madre ha iniziato quando si è trasferita negli Stati Uniti a 20 anni. La Uno-X è sempre stata una squadra che mi interessava, anche prima di diventare professionista. Sento che questo sia il momento perfetto, sia per la mia carriera che per lo sviluppo della squadra, per entrare a far parte di questo progetto».













