Oioli: «L’idea di Peschi, il lavoro di Carollo e una discesa a tutta: così ho vinto la Firenze-Viareggio»

Oioli
Manuel Oioli ha trovato alla Firenze-Viareggio la sua prima vittoria con lo Swatt Club (foto: Valerio Pagni).
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La prima vittoria di Manuel Oioli con la maglia dello Swatt Club è stata tutt’altro che banale. Alla Firenze-Viareggio, il piemontese è andato in fuga fin dalle prime fasi di gara, è rimasto da solo nella discesa del Pedona e ha trionfato dopo 120 chilometri in avanscoperta. Questa azione dalla lunghissima distanza, che all’apparenza poteva sembrare azzardata, era invece stata studiata nei minimi dettagli.

«È stato il diesse Lorenzo Peschi a suggerire questo attacco», racconta Oioli. «Per lui la Firenze-Viareggio è la gara di casa, conosce benissimo queste strade e ci ha spiegato che il percorso di quest’anno, diverso da quello degli anni scorsi, poteva favorire azioni da lontano. Nel vecchio tracciato si affrontava il Goraiolo da Montecatini e poi, una volta scesi, si arrivava in strade rettilinee in lieve discesa non adatte per attaccare; invece quest’anno, dopo il Castra, c’erano alcuni saliscendi ideali per provare qualcosa. Proprio lì, rispettando i piani, io e Carollo abbiamo attaccato e si è formato un gruppetto molto ben nutrito. Certo, ancora non pensavo che potessimo arrivare fino al traguardo».

Quando hai cominciato a crederci?

«Quando siamo arrivati ai piedi del Pedona e il gruppo, invece di ricucire, stava perdendo qualcosa. Carollo era un po’ stanco mentre io mi sentivo ancora benissimo, così gli ho chiesto di impostare un ritmo più alto possibile in salita. Temevo che il gruppo ci raggiungesse da un momento all’altro e quindi, per anticipare, ho attaccato per primo. Siamo subito rimasti in tre: io, Slesarenko e Paltrinieri. Il bielorusso andava davvero forte e a un certo punto mi ha staccato, ma si è un po’ piantato in cima e l’ho ripreso».

Poi in discesa cos’è successo?

«Quella discesa la conosco benissimo perché quando correvo nel vivaio della Q36.5, avendo la casetta a Lucca, mi allenavo spesso qui; tra l’altro è la stessa strada che si affronta in salita al Trofeo Corsanico, che ho vinto l’anno scorso. È una discesa “brutta”, molto tecnica, per cui conoscerla mi ha molto aiutato. L’ho presa a tutta con Slesarenko e a un certo punto lui è andato fuori strada, sbagliando una curva. A quel punto sono rimasto da solo».

Come hai gestito gli ultimi chilometri?

«Non avevo paura di essere ripreso da Slesarenko, perché in pianura di solito vado forte ed ero fiducioso di poter uscire vincitore da un “uno contro uno”. Temevo, invece, il ritorno del gruppo, ma voltandomi non vedevo nessuno e sapevo che i miei watt erano ancora buoni. Gli ultimi chilometri me li sono proprio goduti, e sono stato anche molto contento di vedere il mio compagno di squadra Ginestra salire sul podio. Per la squadra è stata davvero una grande giornata».

Quella alla Firenze-Viareggio è la tua prima vittoria stagionale: che bilancio puoi fare del tuo 2026 finora?

«Sono molto soddisfatto: qui allo Swatt sento di essere migliorato, di andare più forte degli anni scorsi. Certo, sono arrivati meno risultati rispetto, per esempio, a due anni fa: ma questo dipende dal calendario di alto livello che stiamo affrontando, e per il quale devo ringraziare il presidente Beretta. È chiaro che in una gara come il Giro di Danimarca, che è di livello .Pro e dove abbiamo trovato un fuoriclasse come Van Aert, ottenere risultati è difficile: di fatto vai lì a prendere le mazzate. Ma è più utile prendere mazzate in Danimarca che magari correre dieci gare italiane di livello più basso solo».

Da fuori sembra che all’interno dello Swatt Club ci sia un bellissimo clima: è davvero così?

«Sì, è un ambiente idilliaco. Capitano ovviamente problemi, litigate e momenti no, come in tutte le squadre, ma personalmente in nessun altro ambiente mi sono trovato bene come allo Swatt Club. Qui nessuno ti mette pressione sui risultati, nessuno ti costringe a fare una cosa o un’altra. E poi ci troviamo bene perché abbiamo tutti la stessa mentalità: siamo matti, direi invasati, ci piace allenarci fino a sfinirci. A volte addirittura esageriamo con gli allenamenti, tanto che prima della Firenze-Viareggio mi sono fermato una settimana perché ero stanco a livello sia fisico che mentale. Ma è meglio esagerare che tirare via la gamba».

Quali saranno i tuoi prossimi appuntamenti?

«Domenica correrò a Rovescala e poi, se non cambiano i piani, ci saranno il Giro del Friuli e il Giro d’Abruzzo. A fine stagione, poi, abbiamo in calendario tante belle gare in Italia, come la Coppa Agostoni e le corse in veneto organizzate da Pozzato».

Con lo Swatt Club hai un contratto fino alla fine dell’anno: hai già pensato al futuro?

«Un po’ ci ho pensato ma ancora non ho risposte. Onestamente non so nemmeno se correrò ancora: per il professionismo non sono arrivate chiamate, e non credo che una vittoria come quella di sabato possa spostare molto. Prossimamente valuterò quali offerte ho sul tavolo e quali sono i piani dello Swatt, e capirò cosa fare. Se deciderò di smettere, comunque, sarà una scelta meditata e non dettata dalla delusione, come invece sarebbe stato se avessi smesso l’anno scorso».

Sei contento di aver continuato, quindi?

«Assolutamente sì: voglio smettere solo quando sarò sicuro al 100% di voler lasciare il ciclismo. Ovviamente è una decisione che spaventa, ma il cambiamento fa parte della vita e non bisogna tirare avanti la carretta solo perché si ha paura di cambiare. Detto questo, adesso penso solo a dare il massimo fino a fine stagione: in questi anni ho imparato che spesso le cose accadono quando meno te lo aspetti, quindi non si sa mai».