Pogacar “hatsuratsu” come Valentino Rossi: pieno di entusiasmo e vitalità, Tadej guizza come un pesce

Pogacar
Tadej Pogacar al Tour de France 2026 (credit: ASO/Charly López).
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Un approfondimento sul corridore più forte del mondo scritto da Andrea (Andros) Galbiati, Psicologo dello Sport e Mental & Performance Coach – Founder of Studio Magis (Studio di Psicologia Clinica e dello Sport).

Aspin. Tourmalet. In altre parole, il gigante dei Pirenei. Alla Grande Boucle, è andata in scena, in modo dirompente, l’esaltazione della forma mentis sportiva di Tadej Pogacar. Una forma mentis che parte in primis dall’entusiasmo. Perché l’entusiasmo è la chiave di volta dello sport. Senza, non si va mai da nessuna parte. A qualsiasi livello. Quando poi diventa il “pane quotidiano” del campione, non ce n’è più per nessuno: «Al mattino mi sono svegliato presto, alle 7 già pensavo a ciò che sarebbe potuto succedere. Stavo diventando matto, ero eccitato». Un entusiasmo che genera una motivazione sempre nuova ed “esplosiva”. Dove gran parte del segreto sta proprio qui: nell’alzarsi la mattina con l’eccitazione dei primi giorni. Un entusiasmo che rende capaci anche di prendersi dei rischi: “ero concentrato soltanto su me stesso, ho corso il rischio di saltare, ma non mi interessava”. Con l’intento di chiudere i giochi. Di far “saltare il banco”. Di imporre il proprio dominio assoluto. Di vincere sempre e comunque: «Ogni volta che c’è l’opportunità di vincere, l’occasione va colta…», affermava alla terza tappa. E, metaforicamente, di “demolire” mentalmente l’avversario. Una prova di forza devastante. Per qualunque avversario si trovi a doverne pagare le spese.

Torna alla mente un altro campione, che ricalca in pieno questo modus operandi. Punto per punto. Il suo numero: 46. Il suo nome: Valentino Rossi. L’entusiasmo contagioso. Il divertimento che si fa voglia di vincere, giorno dopo giorno. Sempre e comunque. Il suo celebre “dare la paga” è il riassunto perfetto di un modo di vivere la gara. Che altro non era che un battere il diretto avversario in modo schiacciante. Ben se ne rammenta Gibernau. E sul volto di Vingegaard al traguardo se ne scorgevano i riflessi. Perché vincere con autorità è il tratto che contraddistingue quei campioni capaci di trasformare l’eccellenza in dominio assoluto e il talento in leggenda.

Esiste poi un termine giapponese che forse esprime nel migliore dei modi l’entusiasmo in comune tra Valentino e Tadej. Hatsuratsu. Uno stato di vitalità vibrante. Nel Giappone antico descriveva letteralmente un pesce sano e vigoroso che guizza fuori dall’acqua, agitando la coda e sollevando spruzzi d’argento alla luce del sole. Una persona hatsuratsu è qualcuno che possiede la stessa energia vitale di quel pesce, qualcuno che guizza “dentro” la vita con entusiasmo, forza dirompente e gioia spontanea.

Che sia forse questo, in fondo, il segreto?

Andrea Galbiati

Andrea (Andros) Galbiati è Psicologo dello Sport e Mental & Performance Coach – Founder of Studio Magis – Studio di Psicologia Clinica e dello Sport www.studiomagis.it/endurance