
Isaac Del Toro sarà uno degli ospiti più prestigiosi al Singapore Criterium 2026, assieme a Paul Seixas. Prima degli impegni di questo weekend nel sud-est asiatico, il corridore della UAE ha toccato un po’ di temi concedendo un’intervista a MARCA, tra cui il rapporto con Pogacar e il Tour de France dell’anno prossimo.
Così il messicano su un suo bilancio complessivo di questo 2026: «Sono molto contento, a dire il vero. Felice di aver vissuto tutte queste esperienze quest’anno e soddisfatto perché so di poterle applicare al futuro per fare sempre un po’ meglio. Ovviamente, con questa attenzione sul continuare a impegnarmi al massimo. So che i tifosi si aspettano tanto da me, e considero questo una responsabilità».
Anche Matxin ha avuto un ruolo importante nella crescita del ragazzo, come non ha mancato anche lui di sottolineare: «È una persona meravigliosa che ci lascia il nostro spazio e ci tratta con il massimo rispetto. È molto attento al benessere mentale di ogni atleta. È facile lavorare con lui, ed è importante avere in squadra qualcuno con questo tipo di sensibilità umana. Ci sostiene in una maniera incredibile, a prescindere da chi siamo o da dove veniamo; è qualcosa di davvero speciale».
Del Toro si è poi concentrato sul rapporto speciale che ha con il compagno di squadra Tadej Pogacar: «Tadej è una persona autentica e trasparente. Il fatto che il miglior ciclista della storia veda in me qualcosa che nemmeno io vedo in me stesso è lusinghiero e mi riempie di gioia. Cerchi di essere la versione migliore di te stesso, ma non sai come ti vedono gli altri. Il fatto che lui riesca a vedere qualcosa che io potrei non vedere è lusinghiero, ma anche impegnativo. Vuole far parte del mio percorso e mi supporta ogni volta che può. È una cosa bellissima e mi sento molto privilegiato».
Infine, sul pensiero neanche così lontano di poter puntare al Tour de France l’anno prossimo e, magari vedere un messicano vincerlo per la prima volta nella storia: «Perché no? Se altri ci sono riusciti, perché non potrebbe farcela un messicano? Abbiamo due gambe, due braccia, una testa… Non lo vedo come qualcosa di lontano o impossibile. È difficile, ma vedo le stesse possibilità di chiunque altro. Ho vinto la mia prima tappa a Barcellona, sono salito sul podio al Giro e so di poter essere competitivo. Negli anni stanno emergendo sempre più atleti; non mi riferisco solo a me stesso, ma al fatto che, in quanto messicani, ovviamente è possibile».












