
La dinastia dei Masciarelli nel grande ciclismo non accenna a estinguersi. In questo 2026 Lorenzo, nipote di Palmiro e figlio di Simone, è passato professionista con la MBH Bank; l’anno prossimo, invece, toccherà al fratello minore Stefano, classe 2006 (proprio oggi compie vent’anni), che dopo una stagione positiva con la Padovani verrà accolto dalla Solution Tech.
«Sono molto emozionato – racconta Stefano – ed è emozionata anche tutta la mia famiglia, perché proseguirò nella tradizione di casa: mi hanno sempre supportato in questo viaggio, senza mettermi pressioni o ansie particolari».
Riavvolgiamo il nastro: dopo una stagione con la Aran Cucine Vejus, per questo 2026 hai firmato con la Padovani.
«Ed è proprio grazie alla Padovani che ho compiuto il salto di qualità: correre in una continental mi ha consentito di partecipare a gare più importanti, anche con i professionisti. Non che all’Aran mi fossi trovato male, ma questo è stato sicuramente un passo avanti».
Eppure, nella prima parte di stagione, non sono arrivati risultati significativi: perché?
«In realtà nel ritiro pre-stagionale stavo bene, e a febbraio sono subito finito secondo dietro a Pizzi al GP La Torre. Poi, però, ho avuto dei problemi fisici: sono caduto al Giro di Sardegna e ho perso un po’ di peso e un po’ di massa muscolare, per cui non riuscivo a rendere. È stata una prima parte di stagione molto complicata: ho cercato almeno di mettermi a disposizione dei miei compagni».
Quando è migliorata la situazione?
«A metà stagione sono stato in altura con la squadra, e una volta sceso ho cominciato a stare meglio. I risultati sono arrivati da agosto in poi: non c’è stato solo un miglioramento delle condizioni fisiche, ma anche uno step importante a livello mentale, che la squadra mi ha aiutato a compiere».
A cosa ti riferisci?
«Ero troppo impulsivo nella gestione degli sforzi e tendevo a esagerare, com’è successo per esempio a Capodarco. Petacchi e gli altri membri dello staff mi hanno insegnato a stare più tranquillo in gara, e i risultati si sono visti».
A partire dalla vittoria di Corsanico.
«È stata una liberazione, perché da tantissimo non vincevo su strada: è vero che l’anno scorso mi ero aggiudicato la Coppa del Mobilio, ma si trattava di una classifica combinata, per cui non mi capitava da tantissimo di arrivare al traguardo a braccia alzate. Con la vittoria di Corsanico mi sono tolto un bel peso mentale: da lì in avanti è stato tutto più facile, e due settimane dopo mi sono ripetuto al Giro del Veneto Under 23 portando a casa l’ultima tappa e la generale».
Nel finale di stagione hai corso tanto con i professionisti: com’è andata?
«Prima c’è stato il Giro d’Abruzzo, a cui tenevo particolarmente perché è la gara di casa: stavo bene e sono riuscito anche a divertirmi, con l’eccezione della prima tappa quando sono andato in crisi all’ultimo chilometro. La forma costruita in una corsa a tappe di quattro giorni si è vista negli appuntamenti successivi: al Giro del Lazio ho partecipato alla volata finale e sono arrivato decimo, mentre al Giro di Campania ho chiuso undicesimo dopo una corsa molto selettiva».
Ti piacciono le corse dure ma ti butti anche nelle volate: che tipo di corridore ti definiresti?
«Non so rispondere con precisione nemmeno io: devo ancora capire al 100% che corridore sono. Sicuramente vado forte in salita ma non sono uno scalatore puro, perché ho un buono spunto veloce che può permettermi di giocarmi anche una gara vallonata in un gruppetto ristretto».
In Slovenia hai fatto parte della selezione di Amadori per gli europei Under 23: che effetto ti ha fatto vestire la maglia azzurra per la prima volta?
«È stato un onore e non posso dire che la gara sia andata male, perché fino al penultimo giro ero davanti e ho seguito anche qualche scatto. Poi purtroppo nel finale non stavo granché, ma comunque ho chiuso trentottesimo ed è stata una bella esperienza».
Quattro giorni dopo, invece, sei arrivato quarto a San Daniele.
«Un po’ di rammarico c’è, perché il podio è mancato per pochissimo e anche il vincitore Bock era lì a pochi secondi. Ma onestamente non mi aspettavo di andare così bene, perché in partenza non avevo buone sensazioni: trovarmi davanti nel finale, con i migliori rappresentanti della categoria, mi ha dato molto morale».
Quando è arrivata la chiamata della Solution Tech?
«È successo tutto nel finale di stagione: i primi contatti ci sono stati poco prima di San Daniele, e ho firmato dopo il Giro del Veneto. Fino a poche settimane fa pensavo che avrei corso un altro da Under 23: sarei rimasto sicuramente alla Padovani perché mi sono trovato molto bene e ho sentito il costante supporto della squadra sia nei momenti di difficoltà sia in quelli felici. È ovvio, però, che quando arriva una proposta per passare professionista devi accettarla».
Ti è già stato prospettato un programma per l’anno prossimo?
«No, di calendario non abbiamo ancora parlato. Dai primi dialoghi, comunque, quello della Solution Tech mi è sembrato un bell’ambiente, ideale per approcciarsi al mondo dei professionisti».
C’è una gara a cui sogni di partecipare?
«Se parliamo di sogni, ovviamente mi viene in mente il Giro d’Italia. So bene, però, che le wild card devono ancora arrivare; e comunque, se anche la squadra venisse invitata, ci sono dei corridori molto più esperti di me. Mi piacerebbe correre per la prima volta una gara World Tour, per esempio la Tirreno-Adriatico, la Milano-Sanremo o il Lombardia».
Ora che siete entrambi professionisti, probabilmente troverai più spesso in gara tuo fratello Lorenzo.
«Ci siamo già incrociati quest’anno al Giro di Sardegna, alla Coppi e Bartali e al Giro d’Abruzzo. Cerco sempre di seguirlo in gara, perché so che è più abile di me nel muoversi in gruppo, e in generale per me è un punto di riferimento. Ha già un anno di esperienza con i professionisti, per cui potrà essermi molto d’aiuto».












