Il palco della presentazione de Il Lombardia pullula di corridori che cercano il colpo grosso. Dopo cinque anni di dominio da parte di Pogacar, la foto a braccia alzate sul traguardo di Como sarà un’occasione ghiotta per tanti. È vero, non c’è Tadej, ma in casa UAE la musica non cambia perché il roster, come al solito, è d’eccellenza e oltre a Isaac del Toro, ci sono altri nomi che potrebbero essere della corsa. A proposito di ciò, abbiamo fatto due chiacchiere con Andrej Hauptman, il direttore sportivo che domani seguirà la corsa in ammiraglia.
Cosa cambia come leadership tra Tadej Pogacar e Isaac del Toro?
«Non cambia niente, abbiamo una squadra forte e dobbiamo vedere come arriveremo nel finale. Abbiamo anche Adam Yates e Brandon Mcnulty che stanno bene».
Visto che hai menzionato questi ultimi due, vuoi dire che avranno spazio per giocarsi le loro carte?
«Sì, perché no».
Che gara ti aspetti? Sarà il Ghisallo ad aprire la corsa?
«Io non c’ero lo scorso anno, però se ti ricordi è andata via una fuga importante dove c’era Simmons, che alla fine si è giocato il finale. Dobbiamo stare attenti dall’inizio, già prima del Ghisallo perché la salita è molto dura e tecnica, quindi dopo il 130esimo chilometro può succedere qualcosa. Magari non si muoveranno i big, ma chi vuole anticipare potrebbe approfittare».
Sia al Lombardia sia per l’anno prossimo, McNulty in maglia iridata avrà più opportunità personali?
«In squadra nostra tutti hanno opportunità quando stanno bene, quindi io non vedo problemi. Prima però dobbiamo finire questa stagione».
Domani chi vedi tra i più pericolosi?
«Ce ne sono tanti che potranno fare la corsa. Una gara come Il Lombardia, con un profilo altimetrico di un certo tipo, apre a tanti scenari».
Dopo i cinque anni di dominio di Pogacar, questa è un’occasione grossa per mettere una monumento nel palmares. A proposito di ciò, potrebbe esserci un po’ di anarchia?
«Sì assolutamente, e proprio per questo è sempre meglio avere più corridori presenti nel finale, perché alla fine quello che ci interessa è che uno dei nostri vinca».














