Il calvario di Mattia Agostinacchio: «Per sei mesi quasi non stavo in piedi da quanto ero distrutto»

Agostinacchio
Mattia Agostinacchio è alla prima stagione con la maglia della EF Education-EasyPost.
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«Dopo un anno come questo – spiega Mattia Agostinacchioho imparato ad apprezzare di più quanto sia bello andare forte in bici, pedalare e avere buone sensazioni. Sono aspetti in passato davo per scontati, ma che non lo sono affatto, come purtroppo ho scoperto quest’anno».

Il valdostano, fratello minore di Filippo, aveva immaginato un 2026 completamente diverso: la sua prima stagione con i professionisti (senza passare dagli Under 23), con la maglia della EF Education-EasyPost, doveva servirgli per abituarsi ai ritmi dei “grandi”, senza disdegnare la possibilità di andare a caccia di qualche risultato personale. I piani, però, sono stati completamente rovinati da una serie di problemi di salute, e così Filippo è arrivato a inizio settembre con appena sette giorni di gara e cinque ritiri.

«Ho iniziato ad avere problemi a dicembre scorso», racconta Agostinacchio, riavvolgendo il nastro. «Al 99% ho avuto il citomegalovirus, e me lo sono portato dietro per 6-7 mesi. Non solo: il crollo delle mie difese immunitarie ha fatto sì che subentrassero anche altri virus, con conseguenti problemi di stomaco. Quando ho corso le prime gare, la Freccia del Brabante e il GP Francoforte, ero ancora malato».

Quando hai cominciato a stare meglio?

«A fine giugno ho ripreso ad allenarmi con una certa continuità, ma stare fermo o quasi per sette mesi è stato devastante a livello fisico. Sono rientrato in gara al Tour de l’Ain a fine luglio con pochi allenamenti nelle gambe, faceva un caldo terribile e alla seconda tappa mi sono dovuto fermare di nuovo».

Ti abbiamo rivisto ad Amburgo, dove però è arrivato un altro ritiro.

«Ad Amburgo ho avuto sensazioni leggermente migliori, ma dopo 90 chilometri sono caduto. Sinceramente non mi sono accorto di aver battuto la testa, ma devo averla battuta perché due giorni dopo, al Renewi Tour, ha cominciato a farmi male. Dopo la caduta in Germania avevo escoriazioni anche da altri parti del corpo e quasi non riuscivo a pedalare, per cui con la squadra abbiamo deciso di tornare a casa».

Questo succedeva il 20 agosto: le ultime tre settimane come sono andate?

«Tanto per cambiare, mi sono ammalato. Due malattie diverse in pochi giorni: prima un raffreddore forte, poi un virus intestinale che mi ha prosciugato. Da una decina di giorni mi sono ripreso e adesso mi sto allenando meglio. Se tutto va bene, rientrerò in gara tra dieci giorni con quattro appuntamenti in Belgio: Kampioenschap van Vlaanderen, Super 8 Classic, Gooikse Pijl e Omloop van het Houtland. A inizio ottobre dovrei correre qualche gara in Italia, e poi forse andrò in Giappone per il finale di stagione. Probabilmente in inverno farò un po’ di ciclocross, ma cominciando molto tardi».

Già concludere queste gare, dopo un anno del genere, sarebbe un bel segnale.

«Più che altro mi servono tante, tante ore in bici, per recuperare la base aerobica che ho perso in tutti questi mesi. Non potrò arrivare a questi appuntamenti con una condizione tale da essere competitivo: di eventuali risultati personali se ne riparla nel 2027».

Dal punto di vista mentale, quanto è stata difficile questa stagione?

«Davvero tanto: passare dalla categoria juniores a un’annata come questa è stato molto complicato. Mi allenavo, mi impegnavo, facevo di tutto ma i risultati non arrivavano. Nei sei mesi da dicembre in poi ero praticamente uno zombie anche fuori dalla bici: quasi non stavo in piedi da quanto ero distrutto».

E ora? Vedi la luce in fondo al tunnel?

«Le sensazioni, come detto, sono un po’ migliorate negli ultimi giorni. A livello mentale cerco di rimanere tranquillo, consapevole che non ho nulla da rimproverarmi per quello che è successo in questi ultimi mesi. Mi consolo con il supporto della squadra e della mia famiglia, sperando davvero di potermi presto mettere alle spalle questo periodo difficilissimo».