
Il team manager della Red Bull-BORA-hansgrohe Sylwester Szmyd lo scorso gennaio è stato incaricato di seguire gli sprinter durante le sessioni di allenamento in ritiro. Quando è tornato in hotel ha cercato la dirigenza per dirgli: «per favore, date ad Alessio Magagnotti un contratto da professionista il prima possibile».
Il polacco continua a raccontare a Wielerflits: «Spesso si vedono corridori con ottime doti da sprinter, ma bisogna dargli tempo. Con Alessio era chiaro che fosse un concentrato di talento e che non avremmo certo dovuto aspettare che il mondo esterno se ne accorgesse».
Cosa lo rende speciale? «Non solo le sue doti da velocista. Anche la fluidità con cui pedala. Paragonatelo al giovane Peter Sagan. Non necessariamente in termini di doti fisiche, ma piuttosto per come riesce a scivolare nel gruppo, per così dire, e ad affrontare la vita senza stress».
Magagnotti è sotto contratto con la squadra Under 23, la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, ma spesso corre con i professionisti. Con loro, ad esempio, ha esordito nel 2026 conquistando immediatamente un terzo posto (in quell’occasione vinse il compagno Arne Marit, ndr). Era il Trofeo Palma. Con la World Tour ha poi corso la Samyn Classic, la Coppi e Bartali (in una tappa 4°), lo Scheldeprijs, la Rund um Köln (9°), la Classique Dunkerque (4°), il Giro di Germania dove ha ottenuto la sua prima vittoria da professionista diventando il primo 2007 a farlo, lo ZLM Tour dove si è quasi ripetuto.
«Prima della partenza dello ZLM Tour, gli ho chiesto: “Sai come si pedala con il vento laterale?” – racconta Szmyd – Non ne aveva idea e quindi si è ritrovato nell’ultimo gruppo. Non perché non fosse abbastanza forte, ma perché non ne aveva davvero idea. Però osserva molte cose e dà ottimi consigli dopo e durante ogni gara. Il secondo giorno, all’improvviso si è trovato nel primo vento laterale. Questo dimostra come riesca davvero a mettere in pratica i buoni consigli e come possieda una classe innata. È un piacere vederlo correre. È quasi spaventoso vedere quanto velocemente stia migliorando. Succede ogni mese, forse ogni settimana. Ho perso il conto di quante volte ha già migliorato il suo miglior tempo di sprint sui cinque minuti quest’anno».
Il polacco Szmyd conclude: «Speriamo che Alessio diventi il nostro miglior velocista del futuro. Il 2026 è un anno di apprendimento, in cui non ci sono pressioni e può conoscere Danny (Van Poppel, ndr) con i suoi tempi. Speriamo che la combinazione funzioni, perché naturalmente consideriamo ancora Danny uno dei migliori gregari al mondo. Insieme, andranno lontano».
Wielerflits ha quindi intervistato Danny Van Poppel, che è stato incaricato di seguire Magagnotti nei prossimi anni, così come ha fatto con Sam Bennet e Sam Welsford in passato. «Abbiamo avuto alcuni Sam, dopodiché ho corso molto con Jordi Meeus. Ora c’è il “Progetto Maga”. In Germania ha già battuto Paul Magnier: tutti hanno visto quanto è veloce lì. Ecco perché bisogna avere fiducia in quel ragazzo. Penso che sia un velocista di alto livello in divenire. Ma ha ancora molto da imparare, e stiamo iniziando proprio da questo. La sua calma e la sua compostezza sono quasi anti-italiane. Ma credo che sia proprio questo che mi piace. È molto rilassato e accetta tutto con serenità. Prende le cose come vengono. Certo, vuole vincere, ma mantiene la calma».
L’unico “problema” del giovane fuoriclasse è l’inglese. «Anche il mio inglese non era perfetto a diciannove anni – rassicura Van Poppel – Non dobbiamo dimenticare quanto è ancora giovane. Sta davvero facendo del suo meglio».













