Tour de France Femmes, una giurata controllerà che le atlete non aumentino le dimensioni del seno per la crono

Nella cronometro individuale del Tour de France Femmes 2026 verrà controllato l'abbigliamento di tutte le atlete (Foto Unipublic / Cxcling / Antonio Baixauli)
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È tempo di cronometro al Tour de France Femmes e questo significa controlli extra sulle atlete. Durante la sera del giorno prima della prova contro il tempo, l’UCI ha avvertito tutte le squadre partecipanti che una giurata controllerà le cicliste affinché queste non usino escamotage per aumentare le dimensioni del seno e trarne un vantaggio aerodinamico.

Come riporta Wielerflits, la comunicazione dell’UCI precisa che le cicliste dovranno presentarsi al check-in finale non oltre dieci minuti prima del proprio orario di partenza, non solo per far controllare le biciclette come accade di norma, ma anche per far controllare l’abbigliamento.

«Particolare attenzione sarà rivolta al rispetto dell’articolo 1.3.032 del Regolamento UCI, compresi gli elementi non essenziali e l’abbigliamento o altri oggetti/accessori indossati da un corridore (inclusi, a titolo esemplificativo, caschi, occhiali, scarpe o apparecchiature di comunicazione durante la gara) che potrebbero alterare la corporatura del corridore», afferma la Giuria UCI.

Nei giorni scorsi diverse squadre in corsa al Tour de France Femmes si erano lamentate in vista della prova contro il tempo. In campo femminile, a quanto pare, è una pratica non poco diffusa quella di usare taglie di reggiseno più grandi grazie all’utilizzo di imbottiture per creare un vantaggio aerodinamico.

«Non si tratta di un vantaggio di decine di secondi in una cronometro, ma in una prova di 20/30 chilometri può far guadagnare secondi decisivi», ha sottolineato Bert Blocken, professore di aerodinamica presso la Heriot-Watt University in Scozia e la LUT in Finlandia, interpellato da Wielerflits.

«Stiamo parlando di una carenatura toracica che modifica il flusso d’aria intorno al corpo riducendo la pressione sulle cosce. Di conseguenza, il ciclista avverte una minore resistenza all’aria», ha spiegato il professore concludendo che una pratica del genere da parte di atleti professionisti «è inaccettabile».