Tour de France, Caruso: «Non ho avuto il livello per lottare con i migliori. Ritiro domani? No, tra qualche mese»

Caruso
Damiano Caruso alla partenza della ventesima tappa del Tour de France.
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Damiano Caruso terminerà domani il suo settimo Tour de France (tutti conclusi, tranne quello del 2022). Il siciliano era partito con il sogno di vincere una tappa, ma ha presto capito che la sua condizione non gli avrebbe permesso di lottare per obiettivi importanti: con la sua esperienza, allora, si è messo a disposizione dei compagni e in particolare di Lenny Martinez.

«Sono arrivato al Tour con ambizioni importanti – racconta Carusoperò poi mi sono reso conto che il mio livello, sinceramente, non era adatto per competere con i migliori corridori. Quindi ho cercato semplicemente di dare il massimo giorno dopo giorno, e di godermi quella che è la corsa più importante al mondo».

E ieri ti sei goduto l’Alpe d’Huez.

«È stato bellissimo. Ho deciso di affrontare la salita da solo e mi sono goduto ogni singolo metro di questa gara. C’era un pubblico pazzesco, forse addirittura esagerato, ma questo è il bello del Tour e sono davvero felice di aver vissuto questa esperienza».

Prima del Tour avevi detto di volerti ritirare sui Campi Elisi: il piano è questo?

«Mi sarebbe piaciuto ma credo che la squadra abbia ancora bisogno di mer per qualche gara nel finale di stagione. Dopo un po’ di riposo, a fine agosto pianificherò il finale di stagione».

Sta per concludersi il tuo ottavo Tour: quanto si va più forte oggi rispetto a quando hai corso il primo Nel 2015?

«Oggi le velocità sono più alte, ovviamente, e poi è cambiato l’atteggiamento dei corridori rispetto alle tappe, che si corrono tutte come se fossero una gara di un giorno, senza risparmiarsi. Infatti le medie sono altissime, e si lotta per qualsiasi cosa: questo fa sì che le gare vengano fuori sempre durissime».

L’anno prossimo diventerai direttore sportivo: stai un po’ studiando per questo ruolo?

«Sì, sto cominciando un po’ a osservare il lavoro di quelli che saranno i miei colleghi dall’anno prossimo: l’organizzazione, il grande lavoro che c’è dietro per far performare al meglio i corridori. Quindi diciamo che ho tenuto un occhio sulla strada dall’interno e uno dall’esterno».