
Nicolò Arrighetti sta tirando il fiato dopo alcuni mesi molto intensi. Il classe 2004, passato quest’anno alla General Store dopo tre anni alla Biesse-Carrera, ha iniziato la stagione vincendo la Coppa San Geo e ha poi inanellato una serie di piazzamenti: terzo al GP San Giuseppe, quarto in una tappa della Coppi e Bartali, sesto al Liberazione, quarto alla Vicenza-Bionde, quinto alla Ronde van Overijssel, quinto a Corato e secondo a Bacoli al Giro Next Gen, infine quarto al Trofeo Città di Brescia. Insomma, la presenza del lombardo nelle prime posizioni degli ordini d’arrivo è stata costante, anche se non gli sarebbe dispiaciuto alzare le braccia qualche volta in più.
«Ci tengo a essere sempre lì davanti e ad avere continuità, per cui in generale sono soddisfatto della mia stagione fino a questo momento», spiega Arrighetti. «Allo stesso tempo, credo che non fosse impossibile ottenere due o tre vittorie in più, da aggiungere a quella di febbraio alla San Geo».
Hai qualche rimpianto in particolare?
«Ho sbagliato qualche volata: a volte ho preso lo sprint troppo indietro, altre volte mi sono ritrovato al vento troppo presto. Devo ancora trovare un equilibrio, capire qual è il momento giusto per uscire allo scoperto e lanciare lo sprint. Ho buttato delle occasioni, non solo di vincere ma anche di ottenere un piazzamento di rilievo, per esempio nelle due volate al Giro di Sardegna».
Pensando a una vittoria sfiorata, viene invece in mente lo sprint a due con Van Kerckhove al Giro Next Gen.
«Quel giorno sono andato davvero vicino a vincere, ma onestamente non ho rimpianti: forse potevo partire un attimo prima, ma parliamo davvero di istanti. Lì per lì ovviamente ero molto più deluso di non aver vinto che felice per la prestazione; poi però, ripensandoci a freddo, ho realizzato di aver fatto una gran bella gara».
Dopo il Giro hai corso anche l’Italiano Under 23, chiudendo fuori dai primi dieci: com’è andata?
«A dire la verità, sono stato incerto fino all’ultimo se correre invece l’Italiano dei professionisti, perché il percorso di quello Under 23, con il doppio strappo di Chiatri nel finale, mi pareva un po’ al limite per le mie caratteristiche. In effetti, in salita sono andato un po’ in difficoltà: credo di aver pagato anche le fatiche del Giro Next Gen. Non sono riuscito a tenere i primi dieci».
E adesso ti aspetta qualche settimana lontano dalle corse: andrai in altura?
«No, ho in programma un bel blocco di lavoro qui vicino a casa: in questa zona, di percorsi per allenarmi ne ho parecchi. Per tutto luglio non correrò, riprenderò al campionato italiano cronosquadre e poi seguiranno Briga e Poggiana».
Quali saranno i principali obiettivi della seconda parte di stagione?
«Non è ancora ufficiale, per cui è bene usare il condizionale, ma a fine agosto dovrei correre il Tour de l’Avenir con la nazionale: se tutto sarà confermato, questo diventerà ovviamente il principale obiettivo del mese di agosto. Non abbiamo ancora i percorsi completi, ma le prime quattro tappe dovrebbero essere quelle più adatte a me, mentre le ultime sono per scalatori: giocarmi una vittoria in un palcoscenico come quello sarebbe un sogno. Prima e dopo, comunque, ci saranno altri importanti appuntamenti con la General: ad agosto quelli che citavo prima, a settembre il Giro del Friuli e il Giro d’Abruzzo».
A proposito della General, come ti stai trovano in un ambiente nuovo dopo tre anni alla Biesse-Carrera?
«Molto bene, sono contento della scelta che ho fatto. Grazie al preparatore sella squadra, Riccardo Bernabè, ho migliorato la gestione delle gare e dei periodi di recupero, riuscendo così ad arrivare in forma agli appuntamenti principali. C’è molto dialogo tra corridori, preparatori e direttori sportivi: mi piace questo approccio».
Questo è il tuo quarto anno tra gli Under 23: cosa ci puoi dire sul tuo futuro?
«Non molto. È tutto in mano al mio procuratore: mi sto affidando a lui e sono sicuro che mi aiuterà a trovare la soluzione migliore, che sia un altro anno in General o una nuova squadra. Sono molto tranquillo: adesso penso solo a concludere bene la stagione, poi si vedrà».

















