Giro Next Gen, non solo Finn: Donati e Arrighetti le costanti, Negrente è lì, con Pizzi e Fiorin ci siamo divertiti

Donati
L'esultanza di Donati dopo la vittoria (credit: LaPresse).
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Nella giovane carriera di Lorenzo Mark Finn è già capitato diverse volte che di lui si scrivesse come il primo italiano dopo tanti anni a vincere una certa corsa.

È capitato quando nel 2024 a Zurigo è diventato campione del mondo nella prova in linea juniores: non succedeva dal 2007 con Diego Ulissi.

È successo di nuovo nel 2025 quando a Kigali ha vinto la maglia iridata questa volta da Under 23: non capitava dal 2021 con Filippo Baroncini.

E infine è successo nel 2026, pochi giorni fa, quando a L’Aquila ha vinto la maglia rosa del Giro Next Gen: l’ultimo a riuscirci fu Mattia Cattaneo nel 2011.

Finn
Lorenzo Finn festeggia la vittoria del Giro Next Gen (foto: LaPresse).

Un risultato impressionante quello di Finn, che ha inflitto un ritardo di oltre due minuti agli altri corridori saliti sul podio (Ramirez e Bravo), vincendo due tappe e dimostrando di essere forte tanto in salita quanto a cronometro. Ma il fatto che nessun altro italiano sia entrato tra i migliori dieci in classifica generale (Scalco 11°, ndr) non deve far scordare dei risultati ottenuti giornalmente. Ricordiamoli, quindi, dalla prima all’ultima tappa.

La frazione di apertura, la Reggio Calabria – Vibo Valentia, ha visto più della metà degli sprinter che hanno chiuso in top10 battere bandiera tricolore. Fabbro, Donati e Delle Vedove hanno occupato dalla 2ª alla 4ª posizione, Menghini ha chiuso 6° e infine Arrighetti e Lorello rispettivamente 9° e 10°.

Il giorno successivo la volata di Davide Donati è stata indomabile: ha vinto di potenza, rifilando in top10 anche Delle Vedove (4°), Fantini (6°), Fiorin (7°), Fabbro (9°) e Arrighetti (10°).

I 3.200 metri di dislivello della terza frazione hanno escluso i velocisti, anche se a giocarsi il successo è stata comunque una volata di quaranta corridori: lì davanti c’erano quelli che sanno resistere alle salite mantenendo la freschezza in caso di sprint. In questo caso ecco Zanini secondo classificato, e poi Mellano (5°), Anastasia (7°) e Negrente (10°).

Fiorin
La vittoria di Fiorin in rimonta su Pizzi (credit: LaPresse).

Una tappa da incorniciare la quarta. Avvicinandosi a Corato a gruppo completo, Nicolò Pizzi ha pensato che la sua unica occasione per vincere fosse solo quella di anticipare. Così ha fatto, ma da dietro la forza data dalla combinazione tra pista e sprint hanno spinto Matteo Fiorin in un’incredibile rimonta. Così ha superato Pizzi praticamente sulla linea dell’arrivo, mentre Donati ha completato un podio di giornata tutto azzurro. Arrighetti invece quinto, ma la sua giornata era la successiva.

In fuga con Negrente e altri corridori per quasi 120 chilometri, è stato l’unico dei battistrada a rimanere in testa. Alternandosi con il belga Van Kerckhove sono riusciti a non far rientrare il gruppo e a giocarsi la vittoria uomo contro uomo. Poco più basso e più leggero di lui, Van Kerckhove ha superato un – giustamente – arrabbiato Arrighetti. Scalco arriva 5°, Negrente e Gialli 9° e 10°.

Van Kerchove
La vittoria di Van Kerchove davanti ad Arrighetti (credit: Paolone/LaPresse).

Le ultime tre giornate sono state l’ascesa di Finn alla maglia rosa: ha vinto la sesta tappa, è arrivato terzo nella settima (con Scalco 6°) e ha conquistato l’ottava dove pure Milesi (7°) e Viezzi (9°) si sono messi in mostra.

Insomma, l’idea che si trae da questo Giro Next Gen appena concluso è di un movimento che ha solide basi per costruire qualcosa di grande, benché spesso se ne dica il contrario. Eppure pensiamo, potremmo avere ancora più “materiale” se il Giro Next Gen non coincidesse ogni anno con gli esami di maturità? Probabilmente, sì.