
Sette mesi, quattro dei quali con il tutore, senza toccare la bicicletta. Due vertebre, la C1 e la C5, fratturate in Bosnia l’anno scorso, nella terza tappa della Belgrade Banjaluka, in una caduta di gruppo di cui ricorda quasi niente. Il rientro alle corse il 28 febbraio al Memorial Polese, l’avvilimento nel constatare che le sue doti in salita sembravano non essere mai esistite, tanta era la fatica che faceva. Sabato, invece, senza aver dato particolari indicazioni in tal senso, la vittoria al Giro del Montalbano, la prima da quasi due anni a questa parte. All’arrivo della classica dilettantistica toscana, il più incredulo era proprio lui, Andrea Guerra
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