Giro d’Italia, Pellizzari in fuga: «Quando ho capito di non poter vincere ho aspettato Hindley»

Pellizzari
Giulio Pellizzari all’arrivo di Piani di Pezzè.
Tempo di lettura: < 1 minuto

Una giornata intera in fuga, e poi un grande lavoro per il compagno Hindley sull’ultima salita: così si può riassumere il tappone dolomitico di Giulio Pellizzari, che ancora una volta ha mostrato sulla strada un grande cuore e un grande orgoglio, dando tutto fino alla fine.

«Quando ho capito di non poter vincere la tappa – ha spiegato Giulio dopo il traguardo – ho deciso di aspettare Hindley, perché in radio mi hanno detto che Arensman si era staccato. Sono davvero contanto di aver dato una mano a Jai. L’idea stamattina era Avere un uomo davanti per giocarci la tappa, ma era chiaro fin dall’inizio che mi sarei fermato se il capitano avesse avuto bisogno».

In fuga ti eri reso conto che Kuss andava forte?

«Sì, sapevo che era il favorito, ho preso la salita forte, rischiano un po’, non è andata bene ma sono contento per Jai».

Come sono statti gli ultimi giorni a livello mentale?

«In questo momento, più che l’aspetto mentale, il problema principale sono le energie. Il punto è che quando non ci sono le gambe – ne parlavo anche con la mia fidanzata – il nostro umore va in base alle sensazioni in bici. Non è il massimo perché a 22 anni dovremmo goderci altre cose della vita, ma è così: quando le gambe saranno migliori, tornerò felice».

Adesso ancora una tappa dura e poi Roma.

«Sì dai, per fortuna manca solo una tappa: non vedo l’ora che questo Giro finisca».