
Felix Gall è l'eccezione. Il corridore austriaco rappresenta quasi un'anomalia oggi. Uno di quei pochi corridori che ha mostrato il proprio potenziale solo verso i venticinque anni. Un'età ormai considerata tarda per arrivare ai vertici di un ciclismo che emette verdetti precoci, che a vent'anni suddivide il grande talento dalla mediocrità, i campioni dai gregari. E pensare che fino a pochi anni fa era la norma emergere a quell'età. Oggi invece Gall, che ha fatto tutta la trafila dei tre anni da Under 23, è considerato un talento sbocciato tardi. E pensare che nel 2016, da junior, aveva vinto un Mondiale. Senza però passare direttamente alla categoria successiva, fatto insolito. Aveva 17 anni, come Tadej Pogacar, anche lui classe 1998. Lo sloveno, quel giorno, non terminò la gara, ma è risaputo che tra gli juniores non ottenne risultati di rilievo. La sua ascesa repentina cominciò al primo e unico anno da dilettante. E quando nel 2022, Gall debuttava a ventiquattro anni in un grande Giro, Pogacar aveva conquistato già due Tour de France. La prima corsa a tappe del corridore austriaco fu il Giro d'Italia, dove oggi è tornato per puntare al podio, affermandosi nella prima settimana come il corridore più vicino al favorito assoluto Jonas Vingegaard...
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