Giro d’Italia, con Magnier la Soudal Quick-Step si conferma ancora la miglior squadra nelle volate

Paul Magnier festeggia la vittoria della terza tappa del Giro d'Italia con i suoi compagni di squadra (foto: Fabio Ferrari/LaPresse)
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L’ultima volta che la prima maglia rosa finiva sulle spalle di un velocista bisogna tornare al Giro d’Italia 2013 e a Mark Cavendish. Il britannico conquistò la tappa inaugurale con arrivo a Napoli nel suo primo anno alla Omega Pharma Quick-Step. Paul Magnier aveva nove anni, ma oggi veste quella stessa maglia, con la quale si è reso il protagonista della Grande Partenza in Bulgaria. Dopo aver trionfato a Burgas, indossando la rosa, il francese ha alzato le braccia al cielo anche sul traguardo della terza frazione a Sofia. Due volate eccellenti, sotto il contributo del treno composto dai belgi Dries Van Gestel e Jasper Stuyven. La Soudal Quick-Step si conferma così, ancora una volta, la miglior squadra nelle volate e dunque il miglior ambiente per un velocista. Un titolo detenuto negli ultimi anni dalla Alpecin-Premier Tech, grazie alle vittorie raccolte da Jasper Philipsen e Kaden Groves. La doppietta di Magnier al Giro, però, insieme ai successi di Tim Merlier, sposta gli equilibri e rilancia la squadra belga sul trono dello sprint mondiale.

Il Wolfpack non è la squadra più ricca, né vince su ogni terreno come la UAE Team Emirates-XRG, però è quella che fa più discutere gli appassionati, soprattutto quando scarseggiano i successi. È successo nelle ultime stagioni, soprattutto nelle classiche del Nord, che hanno rappresentato per molti anni, invece, l’obiettivo principale. Il pavé e le pietre non sembravano più l’habitat naturale dei corridori guidati da Jurgen Foré, che da quest’anno ha preso il posto dello storico general manager Patrick Lefevere. Per via dell’ambizione di vincere le corse a tappe con Remco Evenepoel, la Soudal Quick-Step ha sacrificato il ruolo di prima attrice al Nord. Il trasferimento del belga alla Red Bull-Bora-hansgrohe ha riaperto alcune possibilità nella formazione che pedala su bici Specialized, a partire da quella di primeggiare nelle volate. I direttori sportivi, tra cui anche l’italiano Davide Bramati, hanno dimostrato da sempre una grande abilità nello scovare i giovani talenti dello sprint e farli diventare i migliori al mondo.

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Paul Magnier, la prima maglia rosa del Giro d’Italia 2026 (foto: LaPresse)

Tom Boonen, Marcel Kittel, Mark Cavendish, Fabio Jakobsen, Elia Viviani, Sam Bennett hanno tutti vestito la maglia della Quick-Step e molti di loro quando l’hanno tolta ne hanno risentito. Persino Fernando Gaviria, lanciato nel professionismo nel 2015, negli anni con la squadra belga ha fatto molto bene, per poi diventare irriconoscibile tra UAE Team Emirates e Movistar e finire oggi sulla via del tramonto alla Caja-Rural. Il messaggio è chiaro: se vuoi diventare il velocista più forte, devi passare da qui. Magnier l’ha recepito forte e chiaro, non esitando un attimo nel 2024 a firmare a 19 anni con loro, dopo un anno tra i dilettanti alla Trinity Racing. Lefevere gli propose un contratto di ben sei stagioni, proprio con l’obiettivo a lungo termine di portarlo a conquistare gli sprint più prestigiosi. Magnier è il prototipo del velocista di oggi: non ha un fisico possente, ma più longilineo, al fine di resistere ai percorsi mossi, e sapersi muovere meglio nel finale, riuscendo infilarsi nel buco giusto anche senza un treno a disposizione. Proprio come il compagno Merlier, sul quale il 22enne di Laredo si è messo in scia.

Dopo una primavera priva di vittorie significative, la formazione di Foré si è presentata al Giro senza grosse aspettative. Al nastro rosa di partenza, dodici squadre World Tour avevano vinto di più della Soudal Quick-Step dall’inizio della stagione. Dunque i riflettori non erano puntati su Magnier, che è arrivato in Bulgaria senza pressioni, dopo una vittoria sfiorata al debutto alla Classica Comunitat Valenciana, due tappe conquistate alla Volta ao Algarve e un quarto posto alla Tirreno-Adriatico, alle spalle di Tobias Lund Andresen, Arnaud De Lie e Jasper Philipsen. Il francese ha trovato uno Stuyven in grande forma, reduce dal terzo posto alla Parigi-Roubaix, che l’ha guidato al meglio nell’ultimo chilometro di entrambe le tappe vinte. Posizione compatta e testa bassa durante lo sprint, Magnier non pecca nemmeno di stile.

Il Giro d’Italia ha salutato la Bulgaria con la vittoria in volata della maglia ciclamino Paul Magnier (foto: LaPresse)

La maglia ciclamino al momento è sua con quarantuno punti di vantaggio su Jonathan Milan. A suo agio davanti le telecamere, Paul proverà a ripetersi giovedì a Napoli dopo che, ieri, l’alto ritmo imposto dalla Movistar lungo la salita di Cozzo Tunno l’ha tagliato fuori dai giochi per la vittoria, come il resto dei velocisti, sul traguardo di Cosenza. Nel capoluogo campano, invece, al suo primo grande Giro in carriera, lo scorso anno arrivò terzo nello sprint vinto da Groves davanti a Milan Fretin. Il suo miglior risultato prima di ritirarsi, in accordo con la squadra, dopo la quindicesima tappa, visto che erano finite le occasioni per i velocisti e per preparare alcune corse di un giorno in Belgio a giugno, tutte e tre vinte. I successi conquistati al Giro sono rispettivamente il settimo e l’ottavo successo nel World Tour, dopo una tappa al Giro di Polonia 2024 e il pokerissimo al Tour of Guangxi dello scorso anno. Al Giro potrebbe aggiungersene ancora qualcun altro, ma gli avversari, a partire da Jonathan Milan e Dylan Groenewegen, sono pronti a riscattarsi.