L’immagine di Mathieu Van der Poel che con calma olimpica cammina nella Foresta di Arenberg, nel senso di marcia opposto rispetto a quello della Parigi-Roubaix, è già iconica. L’olandese, vincitore di tre edizioni consecutive dell’Inferno del Nord, ha dovuto abdicare ieri dopo un vero e proprio disastro capitato a lui e alla Alpecin-Premier Tech nella Foresta. C’è stata tanta sfortuna, sicuramente, ma a rendere più grave la situazione è stata anche una scelta piuttosto particolare della formazione belga, che ha fatto correre Jasper Philipsen con dei pedali prototipo diversi da quelli del capitano. Una decisione per cui il team manager Christoph Roodhooft si è preso la piena responsabilità : «Sono stato stupido», ha dichiarato a Sporza dopo la gara.
Ma andiamo con ordine e ripercorriamo gli eventi. Van der Poel, ben pilotato dalla squadra, prende la Foresta di Arenberg in seconda posizione, alle spalle solo di Van Aert. L’olandese sembra a suo agio alla ruota del belga, e magari pronto addirittura a sferrare a sua volta un attacco. Ma qui ecco l’imprevisto: foratura della ruota anteriore. Mathieu si ferma. L’ammiraglia non è vicina. «Per una caduta all’ingresso della Foresta, tutte le macchine erano state bloccate per oltre un minuto», racconterà poi Roodhooft.

A quel punto arriva Jasper Philipsen. Il belga, due volte secondo alla Roubaix, non ha buone gambe e dunque il suo principale obiettivo è proprio aiutare Van der Poel. D’istinto, Jasper passa a Mathieu la sua bici. Ma qualcosa non va. «Si sono sommate più circostanze sfortunate», è l’analisi di Roodhooft. «Jasper aveva dei pedali diversi. È normale testare i prodotti, siamo una squadra Shimano: tutte le squadre che usano pedali e scarpe Shimano testano i prodotti così, con alcuni corridori. Lo stesso Van der Poel aveva usato quei pedali prototipo in passato, io ho autorizzato il loro utilizzo anche in gara. È successo tutto al momento sbagliato: era molto improbabile che si verificasse una situazione del genere».

Ma torniamo a quei concitati istanti nella Foresta di Arenberg. Van der Poel si rende conto che con la bici di Philipsen non può proseguire e allora richiama il compagno, che rimonta in sella. Dietro intanto, nel punto dove Mathieu ha lasciato la sua bici è arrivato Del Grosso: Tibor all’imbocco della Foresta è incappato in una foratura alla ruota posteriore, ma l’anteriore è intatta e allora il giovane olandese veste i panni del meccanico, sostituendola a quella forata sulla bici del capitano. Van der Poel, intanto, lo raggiunge con calma: la sua andatura non assomiglia per niente alla corsa forsennata in cui si lanciò Froome sul Mont Ventoux. Mathieu sa bene che agitarsi non migliorerà una situazione già compromessa, e allora riparte con grande tranquillità .

Ma i guai non sono ancora finiti. «Quando ho cambiato la ruota – spiegherà poi Del Grosso a WielerFlits – mi sono subito accorto che c’era una crepa nel cerchione. Speravo che reggesse, ma non ha retto». Con l’anteriore di nuovo a terra Mathieu è costretto a fermarsi ancora, proprio all’uscita della Foresta. Questa volta l’ammiraglia arriva, anche se non subito, e Mathieu riparte in tempi più brevi. Ma la gara è ormai rovinata. L’olandese, entrato nella Foresta in seconda posizione, ne esce a due minuti e mezzo dai primi. Da qui comincia una rimonta commovente, quasi completata: Mathieu arriva a 20″ da Pogacar e Van Aert, ma non riesce a chiudere il buco. Nel velodromo, comunque, ha ancora la forza di sprintare per la quarta posizione. «Penso che sia stata la sua miglior gara di sempre, o quasi», commenta Roodhooft. Mathieu, ieri, ha conosciuto il lato più spietato e crudele dell’Inferno del Nord, e chiude la primavera senza vittorie nelle monumento. L’impressione, però, è che l’aggancio a De Vlaeminck e Boonen sia solo rimandato.














