Van der Poel e una E3 sul filo di lana: il capolavoro dell’artista dei finali

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Van der Poel all'attacco dentro l'ultimo chilometro della E3, mentre dietro Vermeersch si sposta e non ottiene collaborazione (foto: screenshot Eurosport).
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L’incredibile finale della E3 Saxo Classic di ieri merita un’ulteriore analisi. Partiamo dai fatti. A un chilometro e cento metri dall’arrivo di Harelbeke, il battistrada Van der Poel si volta e vede che i suoi quattro inseguitori (Abrahamsen, Hagenes, Florian Vermeersch e Dewulf) sono ormai vicinissimi, per cui sembra rialzarsi: smette addirittura di pedalare, poi riprende il passo ma continua a voltarsi, aspettando solo di essere ripreso. Dietro, Vermeersch si sta sobbarcando il grosso del lavoro: i quattro, dopo un lungo inseguimento, sembrano davvero avercela fatta. Manca solo un ultimo sforzo, un’ultima tirata. Che però non arriva mai.

Subito dopo il passaggio sotto la flamme rouge, Vermeersch smette di pedalare e si volta. Mathieu, invece, non si gira più, e anzi ha ripreso una pedalata piena, più convinta, anche se forse non efficacissima vista la tanta stanchezza. A 800 metri dal traguardo, Vermeersch si sposta con un gesto di frustrazione, e nessuno gli dà il cambio. Mathieu accelera ancora, mentre il belga della UAE continua a voltarsi nervosamente, guarda negli occhi i suoi avversari e prima dell’ultima curva si lascia andare a un altro gesto di stizza, come a dire agli altri “la stiamo buttando via”. Passa davanti Abrahamsen, ma non tira: Van der Poel ormai è andato, lanciato verso il tris consecutivo alla E3. Hagenes sarà secondo, Vermeersch terzo dopo aver provato l’attacco della disperazione, Dewulf quarto, Abrahamsen quinto.

Le esitazioni degli inseguitori

Come giudicare quanto visto dentro l’ultimo chilometro? È chiaro, anzi chiarissimo, che i quattro inseguitori potevano gestire meglio il finale. «Gli altri giocavano e ho deciso che non volevo essere io a chiudere», ha detto Vermeersch a Eurosport dopo la gara. «Ho deciso di restare calmo e di correre il rischio», ha spiegato invece Hagenes. «Non sono un corridore di primo piano, non ho sempre l’opportunità di vincere una corsa come questa». Dewulf era reduce dalla fuga del mattino, e proprio per questo ha collaborato meno degli altri: «Eravamo tutti convinti che lo avremmo ripreso e ci saremmo giocati la vittoria, è stata una situazione strana». Infine Abrahamsen, il primo a saltare i cambi, ha commentato a In de Leiderstrui: «Avevo finito le energie e pensavo solo a un posto sul podio».

Si può discutere su chi avrebbe dovuto chiudere l’ultimo buco: Vermeersch era sicuramente il corridore che stava meglio, e anche quello con i risultati migliori in carriera (non ci dimentichiamo il secondo posto dietro Colbrelli alla Parigi-Roubaix 2021), ma è comprensibile che abbia cercato un po’ di collaborazione dopo essersi sobbarcato il grosso dell”inseguimento. Probabilmente una sola, breve tirata di Abrahamsen o Hagenes sarebbe bastata: il primo, però, era al limite (e infatti nella volata è arrivato ultimo), il secondo voleva tenersi le ultime energie per lo sprint (che infatti poi ha vinto, ma gli è valso solo il secondo posto). Da Dewulf, infine, nessuno pretendeva chissà quale collaborazione, visto che era stato in fuga tutto il giorno.

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Dentro l’ultimo chilometro, Vermeersch smette di tirare e si lascia andare a un gesto di frustrazione: Mathieu ce l’ha fatta (foto: screenshot Eurosport).

Il capolavoro di Mathieu

Le esitazioni degli inseguitori, però, non devono far passare in secondo piano l’incredibile lucidità di Van der Poel. L’olandese si era ormai rassegnato ed era pronto a farsi riassorbire, ma non ha gettato la spugna: avrebbe potuto fermarsi completamente, per cercare poi di vincere in volata, e invece ha ripreso subito la sua azione. Ha deciso di giocarsela così, dando il tutto per tutto, per portare a termine quell’attacco nato a quasi 70 chilometri dall’arrivo. Dai -1.100 metri all’arrivo ai -250, non si è mai voltato: questo la dice lunga sulla voglia di vincere che l’olandese ha mostrato dentro l’ultimo chilometro. Gli altri potevano gestirla meglio, lo ribadiamo, ma Van der Poel, con le energie al lumicino, ha costruito un capolavoro di astuzia e ferocia. Sul traguardo, pur allo stremo delle forze, l’olandese si è esibito in un’esultanza particolare, mostrando con la mano il “tre” per celebrare il suo tris consecutivo ad Harelbeke: anche questo gesto, nella sua semplicità, denota una grande lucidità.

E3 Saxo Classic
Mathieu Van der Poel vince l’E3 Saxo Classic per la terza volta (foto: screenshot Eurosport).

L’uomo che non sbaglia mai

Al di là del comportamento degli inseguitori, quello della E3 è l’ennesimo finale di gara che Van der Poel ha gestito in modo perfetto. All’olandese non capita spesso di perdere, ma quando perde è semplicemente perché qualcuno è andato più forte di lui: basti pensare alla Sanremo di quest’anno, al Fiandre dell’anno scorso, alla volata persa alla Ronde contro Asgreen nel 2021 e a quella della Gand-Wevelgem 2024, in cui ha prevalso Pedersen.

Quando la vittoria non è solo una questione di gambe ma anche di tattica e lucidità, Mathieu non sbaglia mai. Pensiamo, per esempio, al Giro delle Fiandre 2022: quello che doveva essere uno sprint a due contro Pogacar si è trasformato in uno sprint a quattro, con il rientro di due corridori (Van Baarle e Madouas) che hanno di fatto ostacolato la volata dello sloveno, consegnando la vittoria all’olandese, capace di gestire alla perfezione l’ultimo chilometro. Oppure pensiamo al mondiale di ciclocross 2023, a Hoogerheide: in quel caso, Mathieu ha portato Van Aert allo sprint finale esattamente come voleva, impostando una volata breve ed esplosiva che non ha avuto storia. Un altro esempio è la Sanremo dell’anno scorso: in via Roma, mentre Pogacar voleva partire da dietro e Ganna si trovava sulla parte destra della carreggiata, l’olandese ha lanciato la volata da sinistra, sorprendendo i rivali.

Van der Poel
Giro delle Fiandre 2022: Van der Poel vince la volata davanti a Van Baarle e a Madouas, rientrati nel finale, mentre Pogacar deve accontentarsi del quarto posto.

Insomma, ieri per l’ennesima volta Van der Poel ha dimostrato che per essere un campione non bastano le gambe e il talento. È la stessa riflessione che in tanti hanno fatto dopo la Sanremo di Pogacar: lo sloveno, abituato a vincere semplicemente staccando tutti in salita, ha conquistato la Classicissima grazie anche a un’incredibile forza mentale, che gli ha consentito di ripartire dopo la caduta e di riprendere presto il piano originario. Mathieu e Tadej sono fuoriclasse, sotto tutti gli aspetti: non vediamo l’ora di vederli di nuovo uno contro l’altro tra Fiandre e Roubaix.