Capra: «In passato troppa pressione e poca grinta, venerdì in Belgio voglio sbloccarmi»

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Thomas Capra è al terzo anno nel vivaio della Bahrain-Victorious (credit: Tommaso Pelagalli/SprintCyclingAgency©2026).
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Nonostante quello che i primi risultati di questo 2026 possono far pensare, Thomas Capra non si ritiene un velocista puro. «Mi piacciono gli strappi, i su e giù, i rilanci, le volate in cui non arrivi fresco ma contano le energie rimaste, gli arrivi che tirano all’insù. La Popolarissima, per i miei gusti, era fin troppo semplice dal punto di vista altimetrico». A Treviso il trentino, al terzo anno nel vivaio della Bahrain-Victorious (ex CTF), si è dovuto arrendere solo a Davide Persico; prima erano arrivati un sesto posto di tappa al Giro di Sardegna e un quinto nel Grand Prix de la Ville de Lillers, sempre in volata.

Thomas, hai qualche rimpianto per la Popolarissima?

«Sono deluso di non aver vinto, ma neanche troppo: Persico, che mi ha battuto, è un professionista, così come Peñalver che è arrivato terzo. Probabilmente sarei dovuto uscire più tardi, come ha fatto Persico, agli ultimi 50 metri; invece sono partito ai -150 e poi sono rimasto un po’ chiuso e mi sono dovuto sedere. Ma non si può tornare indietro: guardiamo alla prossima».

Che sarà?

«La Youngster Coast Challenge, venerdì: è una gara che mi si addice, l’anno scorso sono arrivato quinto. Più in generale, amo correre in Belgio: il pavé e le stradine mi gasano proprio».

Sei soddisfatto del tuo inizio di stagione?

«Sto ingranando gara dopo gara. Dal Giro di Sardegna non sono uscito soddisfatto: va bene il sesto posto di Tortolì, ma nell’ultima volata ho commesso un errore di posizionamento e mi sono ritrovato troppo indietro; poi sono anche stato retrocesso per una spallata, ma avevo sbagliato già prima. In Francia la gamba è migliorata, domenica scorsa ancora di più: spero tanto di vincere venerdì in Belgio».

In questi anni hai raccolto tanti piazzamenti ma una sola vittoria, l’anno scorso in Grecia all’Indipendent Dodecanese Circuit: cosa ti è mancato?

«Un po’ di grinta, credo, e poi dipende dalle gare: se mi “prendono” fin dal via parto convinto, altrimenti faccio un po’ fatica a trovare le motivazioni. Sono fatto così».

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Al Giro di Sardegna, il trentino ha corso con i professionisti (credit: Tommaso Pelagalli/SprintCyclingAgency©2026).

A livello di caratteristiche, su cosa stai lavorando?

«Da gennaio ho svolto tanti allenamenti aerobici per migliorare negli sforzi da 5-10 minuti in salita. Sarebbe importante crescere ancora un po’ da questo punto di vista: mi si aprirebbero le porte di tante gare che si decidono in volata ristretta».

In cosa, invece, senti di essere migliorato?

«Quest’anno mi sembra di reggere meglio la pressione, quando sono io che devo “fare la corsa”. L’anno scorso mi caricavo io stesso di uno stress eccessivo, mentre per esempio domenica alla Popolarissima sapevo che la squadra puntava su di me, ma sono rimasto concentrato dall’inizio alla fine».

Dopo la Youngster Coast Classic, come proseguirà il tuo calendario?

«Sempre in Belgio, domenica, sarò al GP Monseré con i professionisti; quindi avrò la Velika Nagrada Novega Mesta, in Slovenia, e la Roubaix Espoirs, che è un altro grande obiettivo. Poi arriveranno le corse a tappe: il Tour de Bretagne e il Giro Next Gen».

Un calendario di alto livello.

«Ogni occasione va colta, senza lasciare niente al caso: è una stagione cruciale per il mio approdo nel professionismo. Sono già un terzo anno: se non passo neanche a fine 2026 rischia di essere troppo tardi».